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a cura di Giuseppe de Cesare

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Chiusura sedi estere. Conferenza stampa Fnsi-Usigrai
“Una mutilazione del servizio pubblico”, “un problema non di risorse ma di orientamento dell’informazione”, “un bavaglio al Sud del mondo”: con queste parole Gianni Vernetti (Alleanza per l’Italia), Giuseppe Giulietti (Gruppo Misto e portavoce della associazione Articolo 21), Fabio Granata (Pdl) e Giorgio Merlo (Pd) hanno presentato alla Camera l’appello ai vertici della Rai di non chiudere le sedi di corrispondenza di Beirut, il Cairo, Nairobi, Nuova Delhi e Buenos Aires e il canale Rai Med, firmato da piu’ di 60 parlamentari bipartisan.
“Porteremo l’appello all’attenzione dei presidenti di Camera e Senato e chiederemo la convocazione dei vertici Rai in Vigilanza perche’ ci spieghino il motivo della chiusura di queste sedi che non sono di rappresentanza ma produttive”, ha detto Giulietti. “Con questo nuovo regolamento sulla par condicio - ha poi aggiunto - sarebbe bello se si dedicassero trasmissioni al Darfur. Mi piacerebbe si illuminassero queste tematiche e non le iniziative di noi politici”. “Ogni volta che si smantellano pezzi del servizio pubblico lo si indebolisce - ha osservato Merlo - i cittadini che pagano il canone conoscono le retribuzioni massicce di conduttori, artisti, autori. Non c’e’ nessun accento moralistico, ma si garantisca la contempo l’informazione di alcuni pezzi del mondo”. “Anche perche’ - ha aggiunto Vernetti - l’impatto complessivo di queste sedi Rai all’estero e di Raimed si aggira attorno ai 900 mila euro, una cifra marginale per l’economia aziendale”. “La Rai sbaglia sull’investimento dell’informazione e culturale, ci sembra un passo indietro”, ha detto Granata.
Alla conferenza stampa erano presenti anche il presidente
della Fnsi, Roberto Natale, Ennio Remondino, fiduciario dei
corrispondenti Rai, Duilio Giammaria, inviato del Tg1 e Carlo Verna, segretario Usigrai che hanno ribadito la loro posizione:
“La priorita’ di un piano industriale che illustri la strategia aziendale, prima di qualsiasi decisione” e lo stop “a provvedimenti, apparentemente di ordinaria amministrazione, che vanno ad anticipare, di fatto, tagli e scelte di chiusure che sono di competenza del Consiglio di amministrazione Rai”. All’appello hanno aderito con piu’ di 3.000 firme anche una serie di organizzazioni come Tavola della pace, Vita Magazine, Nigrizia, Misna (Missionary International Service News Agency), Missione Oggi, Premio Ilaria Alpi, LiberaInformazione, Redattore Sociale, Mosaico di Pace, Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani e Rivista Confronti.

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