La differenza tra giornalismo e churnalism

Copiare e incollare comunicati stampa senza cambiare una virgola, correggere refusi e imprecisioni, verificare e incrociare le informazioni contenute, approfondire la notizia, non citare la fonte, è antico vezzo del giornalismo, in Italia e nel resto del mondo. Nessuno può scagliare la prima pietra. Ci siamo cascati tutti Una volta? Due? Talvolta? Spesso? Peccato mortale o veniale? Per fretta, sciatteria, perché incalzati dal desk, eccetera eccetera eccetera? Nel 2008 il giornalista della BBC Waseem Zakir coniò il neologismo churnalism per descrivere questo approccio al mestiere, sincrasi di churn out[1] e journalism. Ebbene, almeno nel mondo anglosassone, per i churnalists si preparano tempi bui. Continua a leggere

Chiusura ERT greca: l’ultimo concerto

Last concert. Ultimo concerto per la televisione pubblica greca ERT chiusa per decisione del governo. La manifestazione di addio della National Symphony Orchestra si è svolta venerdì sera al Radiomegaro di Agia Paraskevi, la sede della TV di Stato. Decine di migliaia di cittadini si sono radunati ai maxi-schermo installati davanti all’edificio, insieme con quattrocento giornalisti di tutto il mondo.

Si respiravano fierezza e commozione sulle note dell’inno nazionale greco. In piedi, alla fine del concerto, i musicisti si sono sciolti in un applauso che non e’ stato liberatorio mentre in piazza la gente sembrava stordita. Qualcuno ha avuto la forza di alzare le mani facendo il segno di vittoria. Anche di fronte al disastro, resta la dignità’ della cultura.

 

#WPFD: L’Usigrai per la Giornata mondiale per la libertà di stampa

Oggi è la Giornata Mondiale per la Libertà di Stampa. Una data fissata da ONU e Unesco per ricordare uno dei valori fondamentali di tutte le democrazie. E per ricordare che in molti, troppi, Paesi del mondo la libertà è a rischio, o addirittura impedita, calpestata.

Contestualmente in Italia, ormai da sei anni, si ricordano le giornaliste e i giornalisti vittime della mafia e del terrorismo.

Come Sindacato dei giornalisti della Rai abbiamo deciso di dare il nostro contributo dedicando un ampio spazio del nostro sito.

Abbiamo voluto farlo attraverso le parole di chi su questi temi si spende ogni giorno attraverso l’impegno nelle istituzioni di categoria, nelle associazioni, nella professione.

Un grazie dunque a LiberaInformazione, Articolo 21, Ossigeno e Lsdi. E ai colleghi Eva Ciuk, Francesco Vitale, Massimiliano Melilli, Luca De Biase.

Tutti gli articoli qui di seguito sono preceduti dall’hashtag #WPFD, per dare sostegno all’iniziativa planetaria promossa dall’ONU e dall’Unesco.

Un grazie va anche a Celia Guimaraes, Pino Bruno e Luca Garosi che da mesi stanno lavorando al sito dell’Usigrai per farlo tornare a essere un luogo di dibattito aperto, per confrontarsi sui temi del Servizio pubblico, dell’informazione e dell’innovazione.

Non possiamo dimenticare che quest’anno la Giornata Mondiale per la Libertà di Stampa cade nei giorni in cui il giornalismo italiano è in apprensione per l’inviato della Stampa Domenico Quirico, di cui non si hanno notizie da oltre tre settimane. Era in Siria per vedere in prima persona quello che avviene in quel Paese e per raccontarlo con la sua cifra di sempre: senza pregiudizi e faziosità.

Per questo invitiamo tutti a stringersi intorno alla famiglia di Quirico e alla redazione della Stampa con un gesto simbolico: scegliendo per un giorno il nastro giallo come foto del proprio profilo Facebook e Twitter.

Vittorio di Trapani, segretario Usigrai

#WPFD: Giancarlo Siani voleva fare solo il giornalista

Giancarlo voleva fare solo il giornalista, tutto qui. Voleva raccontare le cose che vedeva, tutte le cose che vedeva, quelle belle e quelle brutte, voleva anche capire fino in fondo i fatti che raccontava, e lo faceva con scrupolo, nonostante i suoi 26 anni.

Ma forse proprio per i suoi 26 anni, per l’educazione che aveva ricevuto in famiglia, per l’ esperienza sul campo che stava maturando nei suoi primi anni di professione, ha scritto troppo, ha scritto di piú. Ha superato un limite.

Qualche giorno fa in occasione dell’intervista che Raffaele Sardo mi faceva  su Giancarlo per il libro ” come nuvole nere” riguardavo i suoi articoli e la rassegna stampa degli ultimi mesi del 1985. Era coraggioso Giancarlo, stava cominciando a svelare, con l’aiuto di un grande sociologo, Amato Lamberti, cose che all’epoca non erano note neanche ai magistrati. Era solo Giancarlo, quelle cose le scriveva solo lui.

Diventò un facile bersaglio. E ha pagato con la vita.

Ma chi lo uccise quella sera del 23 settembre 1985  non poteva immaginare che  dopo 27 anni le iniziative che si svolgono in giro per l’Italia in suo ricordo sono sempre più numerose e la sua morte ha contribuito a far crescere una forte coscienza civile nei giovani di Napoli e della Campania.

La mafia non gradisce i giornalisti/giornalisti come fa dire Marco Risi nel film fortaspasc al caporedattore di Giancarlo,

La mafia teme chi racconta i fatti, chi svela i loro affari e in alcune zone del nostro Paese sono tanti i giornalisti che  rischiano la vita per raccontare senza veli la realtà e non si sentono affatto eroi, ma solo giornalisti/ giornalisti.

Oggi ricordiamo quelli che sono stati colpiti ed è importante la memoria, é importante tenerne vivo il ricordo, ma vi chiedo oggi di non lasciare soli quei tanti giornalisti, spesso giovani come  Giancarlo che ogni giorno raccontano, scrivono, rischiano e spesso vanno oltre quel limite.

Paolo Siani

 

Medici senza Frontiere e le crisi umanitarie dimenticate dai media

Il nuovo rapporto di Medici Senza Frontiere sulle crisi umanitarie dimenticate dai media. Se ne parlerà domani, mercoledì 26 alle ore 11, presso la sede dell’Associazione Stampa Estera In Via dell’Umiltà 83/c a Roma.

Medici Senza Frontiere organizza il dibattito per presentare il 9° Rapporto “Le Crisi umanitarie dimenticate dai media – 2012″, ricerca realizzata in collaborazione con l’Osservatorio di Pavia, accompagnata quest’anno da un sondaggio d’opinione fra gli italiani, curato da GfK Eurisko.

L’incontro, patrocinato dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana, ha l’obiettivo di stimolare i media italiani a “tenere accesi i riflettori” sulle crisi umanitarie e sulle emergenze sanitarie in corso nel mondo. Durante l’incontro MSF presenterà inoltre una “Lettera Aperta” rivolta ai responsabili dei principali Gruppi Editoriali italiani e sottoscritta da importanti esponenti del mondo accademico e giornalistico.

Intervengono:

  • Valerio Pellizzari, giornalista ed editorialista
  • Daniela De Robert, giornalista, esecutivo Usigrai
  • Giovanni Rossi, Presidente Federazione Nazionale della Stampa Italiana
  • Loris de Filippi, Presidente di Medici Senza Frontiere Italia
  • Paola Barretta, ricercatrice dell’Osservatorio di Pavia

 

La lettera

Medici Senza Frontiere (MSF) dal 2005 cerca di far luce sulle crisi umanitarie nascoste agli occhi del pubblico, attraverso la campagna “Crisi dimenticate”. Parte integrante dell’identità di MSF è testimoniare la situazione delle popolazioni in pericolo, con l’impegno di far sentire la loro voce. E’ proprio la “testimonianza” a completare l’azione medico-umanitaria dell’organizzazione.

Quando una crisi umanitaria è dimenticata? Quando c’è un significativo squilibrio tra la sofferenza delle popolazioni e la copertura da parte dei media. In questi anni, abbiamo compilato un elenco di alcuni contesti per i quali la copertura (soprattutto televisiva) è stata assente, minima o superficiale, distante dai bisogni reali e dalle difficoltà che affrontano le persone che curiamo.

L’elenco di quest’anno è accompagnato da un augurio: che il prossimo anno questo stesso elenco sia vuoto. E voi, come principali responsabili delle decisioni all’interno dei media, avete un ruolo vitale per realizzare tale auspicio. Siamo inoltre convinti che la pressione dei media e dell’opinione pubblica su governi, autorità o attori umanitari e politici, anche in paesi remoti, possa spingere questi ultimi ad agire in favore delle persone in difficoltà.

La crisi finanziaria e socio-politica o alcuni eventi “spettacolari” che riguardano l’Occidente dominano l’attenzione dei media. Eppure, dobbiamo renderci conto che le crisi in Darfur, Somalia, Afghanistan, Mali, anche se hanno luogo lontano dall’Italia, non sono “isolate”: basti pensare ai rifugiati che arrivano in condizioni terribili sulle nostre coste, in fuga dai conflitti, a migliaia di chilometri di distanza. Non è concepibile che il Darfur o Haiti siano menzionati solo se vengono visitati dai divi di Hollywood o che le sezioni di esteri dedichino un grande spazio alle storie delle corti reali europee.

Medici Senza Frontiere  chiede a tutti i media italiani di sostenere gli sforzi per portare le crisi dimenticate all’attenzione dell’opinione pubblica, in modo da non lasciare nell’oblio le persone vittime di conflitti, catastrofi naturali e che soffrono a causa della malnutrizione o di altre malattie. E a non chiudere la porta a un mondo sempre più vicino a noi e sempre più importante da comprendere.

Medici Senza Frontiere Italia

Chiusura ERT greca: No allo sciacallaggio

Ormai siamo allo sciacallaggio sociale. La notizia della chiusura della TV pubblica greca ha risvegliato antichi appetiti di coloro che da tempo puntano al ridimensionamento o alla privatizzazione della RAI.

Approfittare del dramma sociale greco come arma per battaglie frutto di interessi economici e di bottega… è sciacallaggio.

Non abbiamo visto tanta veemenza nel chiedere provvedimenti legislativi per liberare la RAI dai partiti, dai governi e dalle lobby.

Non abbiamo visto tanta veemenza nel chiedere provvedimenti contro l’evasione del canone (che causa un buco di circa 500 milioni di euro l’anno). E neanche contro i conflitti di interesse.

La RAI ha senza dubbio bisogno di profonde riforme organizzative ed editoriali. E l’Usigrai le propone da tempo.

Se qualcuno pensa di utilizzare la vicenda greca per consumare qualche vendetta politica o editoriale, o puntando alla Concessione di Servizio pubblico del 2016, ha fatto male i conti.

L’Esecutivo Usigrai

Chiusura ERT greca: sit-in di protesta davanti all’Ambasciata a Roma

“No al furto  dell’informazione e della democrazia”. Partecipiamo  in massa al sit-in  di protesta  organizzato da FNSI, Usigrai e associazione  Articolo21  contro la chiusura della TV pubblica  greca ERT decisa dal governo.

Appuntamento domani – giovedì 13 giugno – ore 18 davanti all’ambasciata di Grecia  a Roma (via Mercadante 36 – angolo viale Rossini)

Chiusura ERT greca: intervista al corrispondente dall’Italia, Dimitri Deliolanes

“Per tutti noi è stato un fulmine a ciel sereno. Nessuno se lo aspettava e, soprattutto, si aspettava una decisione così drastica. Persino durante la seconda guerra mondiale la radio pubblica ha continuato a trasmettere. Persino dopo il colpo di stato dei ‘Colonnelli’ la tv pubblica non è stata oscurata”. Così racconta al telefono il giornalista Dimitri Deliolanes, corrispondente dall’Italia della Ellinikí Radiofonía Tileórasi (ERT), il servizio radiotelevisivo pubblico greco “spento” ieri sera per decisione del governo.

Dimitri Deliolanes, giornalista, corrispondente  dell'ERT dall'Italia

Dimitri Deliolanes, giornalista, corrispondente dell’ERT dall’Italia

“Siamo stati tutti licenziati senza preavviso – aggiunge Deliolanes – senza ricevere prima neanche una lettera, una eMail o una telefonata. Credo che non ci siano precedenti al mondo. Adesso la Grecia è il solo paese dell’Unione Europea senza un servizio pubblico radiotelevisivo”.

Qual è stato secondo te il fattore scatenante della decisione?

“Il Governo doveva licenziare duemila dipendenti statali entro giugno, nell’ambito del piano di ristrutturazione della Pubblica Amministrazione. Hanno deciso di liquidare la ERT per far vedere alla Troika che stanno svolgendo bene il compito. Siccome non hanno una visione strategica del settore, non hanno le idee chiare su come funzioni la macchina dello Stato, hanno deciso di cominciare con noi.

In realtà va sottolineato l’intreccio perverso tra l’emittenza privata e il potere politico. Tutti gli imprenditori che hanno investito nel settore radiotelevisivo privato fanno affari con lo Stato (appalti, forniture, eccetera). In cambio quelle stazioni radiotelevisive assicurano sostegno ai politici durante le campagne elettorali. Ecco, adesso il settore privato avrà il monopolio dell’informazione. Saranno loro a decidere cosa potrà o non potrà sapere il popolo greco”.

Ma la chiusura sarà solo temporanea, assicura il governo. C’è già il nome della nuova azienda: Nerit…

“Non potevano fare altrimenti, perché in Grecia è la stessa Carta Costituzionale a garantire l’esistenza di un servizio radiotelevisivo pubblico. Perché non presentare allora un progetto di riforma della ERT, con un piano di snellimento degli organici e riduzione dei costi? Perché licenziare tutti in tronco e poi chiedere di far domanda per lavorare nella nuova azienda? Per avere carta bianca su tutto e su tutti, senza una trattativa con i sindacati. E’ un progetto incomprensibile”.

Già, i costi, gli sprechi. Il governo dice che è questo il motivo della chiusura e dei licenziamenti. Non è vero?

“Il portavoce del governo, Simos Kedikoglou, ha affermato che ERT costa sette volte le altre tv del paese e ha tre o quattro volte il loro personale. Come mai? Chi ha nominato il consiglio di amministrazione, il management e persino il direttore delle news? Chi ha deciso come e dove investire? La risposta è univoca: il governo e il potere politico. Se ci sono stati sprechi è facile individuare i responsabili. Solo che i loro errori adesso li paghiamo noi, i lavoratori”.

La protesta dei lavoratori davanti alla sede dell'ERT ad Atene

La protesta dei lavoratori davanti alla sede dell’ERT ad Atene

Qual è stata la reazione del mondo politico-sindacale e dei cittadini?

“Tranne il partito del primo ministro (Nea Dimokratia. NdR) e l’estrema destra di Alba Dorata, tutti hanno dimostrato solidarietà. Anche il capo della chiesa greca, l’arcivescovo Hieronymos, è dalla nostra parte. I cittadini ci stanno subissando di messaggi di stima e amicizia. Tutti sono preoccupati per le sorti dell’informazione in Grecia. Se ne sta discutendo in Parlamento, i sindacati stanno organizzando la loro risposta, non è escluso un ricorso alla Corte Costituzionale. Grazie per il caloroso sostegno dell’Usigrai e dai giornalisti italiani. Ne abbiamo un gran bisogno”.

Intervista di Pino Bruno

Usigrai su Commissione Parlamentare di Vigilanza Rai

L’Usigrai augura buon lavoro alla nuova Commissione parlamentare di Vigilanza Rai e al neopresidente Roberto Fico.

Chiederemo da subito di essere ricevuti per portare le nostre proposte lanciate con #AgendaRai: riforme indispensabili per il rilancio del Servizio Pubblico in vista del 2016.

Non possiamo non esprimere perplessità’ sulla indicazione di alcuni Commissari: con quale serenità’ potrà svolgere il proprio compito da un lato chi e’ proprietario di una tv locale privata concorrente che – per di più – da anni rivendica il diritto a sostituirsi come azienda di servizio pubblico, e dall’altro chi ha un contenzioso legale aperto con l’azienda sulla quale deve vigilare?

Esecutivo Nazionale Usigrai

Usigrai su Mucchetti. Dichiarazione del segretario Vittorio di Trapani

Spacchettare e privatizzare pezzi della Rai vuol dire ridimensionare e indebolire il Servizio pubblico. Noi non lo permetteremo. L’attacco rivolto a singoli generi rischia di essere un pericoloso grimaldello. Diverso sarebbe un ragionamento sulla qualità dei singoli prodotti che – tutti – devono soddisfare gli standard di Servizio pubblico.

Si ha l’impressione che si faccia un po’ di confusione, senza centrare il vero nodo: l’Usigrai è pronta alla sfida riorganizzativa ma con l’obiettivo del rilancio.

Lo diciamo da tempo: dobbiamo riformare in profondità per costruire la Rai crossmediale.

Ma l’altro pezzo di riforme urgenti spetta al parlamento: a partire dalla legge sulla governance e a quella sui conflitti di interesse.

Vittorio di Trapani, segretario Usigrai

 

Usigrai su Grillo. Dichiarazione del segretario Vittorio di Trapani

Abbiamo sempre combattuto intimidazioni, liste di proscrizione e aggressioni, non cambiamo posizione oggi solo perché arrivano da un ex comico.

Gli insulti contro un operatore di ripresa rappresentano un atto gravissimo contro la libertà di informazione. Cosi come le minacce e gli attacchi dei giorni scorsi contro altri colleghi della Rai.

Sul Servizio Pubblico, l’ex comico sconfessa subito il suo candidato alla presidenza della Commissione di Vigilanza.

Chi siede nelle istituzioni e si candida a guidare organismi parlamentari prenda le distanze da questi atteggiamenti squadristi.

Vittorio di Trapani
Segretario Usigrai

Usigrai a Verro: la Rai ha bisogno del rilancio, non di ridimensionamenti

La Rai ha bisogno del rilancio, non di ridimensionamenti. E’ da mesi che l’Usigrai ha lanciato la campagna “obiettivo 2016″, in vista del rinnovo della Concessione di Servizio pubblico. Ed è per questo che, con il sostegno di tutti i CdR della Rai, abbiamo sottolineato l’urgenza dell’autoriforma.

Il sindacato del giornalisti è pronto al cambiamento radicale, con coraggio. Noi per primi abbiamo posto la necessità di ragionare sul numero delle testate. Ma in una prospettiva di rilancio, non certo di ridimensionamento.

Quindi al consigliere Verro diciamo con forza che nessuna riduzione delle redazioni regionali è ipotizzabile: la Rai deve essere presente su tutto il territorio per poterlo correttamente raccontare e informare. La nostra presenza capillare nel Paese è l’elemento fondamentale di primato rispetto ai concorrenti.

Dopo l’atto autolesionistico di ridurre le sedi di corrispondenza, la Rai non può commettere quello suicida di indebolire la presenza sul territorio.

Se si vuole vincere la sfida del 2016 bisogna rafforzare l’informazione del Servizio Pubblico. L’Usigrai non accetterà nessun arretramento.

L’Esecutivo Usigrai