Squallido siparietto di Collovati a “Quelli che il calcio”

Una frase sessista, zeppa di stereotipi durante “Quelli che il calcio”: qualcuno ha spiegato al signor Fulvio Collovati che la Rai ha un contratto di servizio che impone un linguaggio non stereotipato nei confronti delle donne?

Uno squallido siparietto, quello che si è verificato durante la puntata di domenica 17 febbraio di “Quelli che il calcio” in onda su Raidue, al quale non avremmo mai voluto assistere.
Aggravato dal fatto che Collovati ha ribadito e rivendicato gli stessi concetti in una successiva intervista al corriere.it.

Fulvio Collovati, opinionista del programma, ha commentato a “Quelli che il calcio” parlando di donne e calcio con la seguente frase: “Quando sento una donna, anche le mogli dei calciatori, parlare di tattica mi si rivolta lo stomaco. Non ce la faccio! Se tu parli della partita, di come è andata e cose così, bene. Ma non puoi parlare di tattica perché la donna non capisce come un uomo, non c’è niente da fare”.

Ci chiediamo se i responsabili del programma, la direzione e i vertici della Rai ritengano di dover prendere le distanze, stigmatizzare e porre rimedio a quanto avvenuto.
E se, in assenza di scuse pubbliche, la Rai ritenga di volerlo confermare come opinionista.

La frase di Collovati infatti non soltanto denota mancanza di sensibilità umana e professionale ma soprattutto viola palesemente quanto previsto dal contratto di servizio nell’articolo 2 comma 3 lettera g: “superare gli stereotipi di genere al fine di promuovere la parità e di rispettare l‘immagine e la dignità della donna anche secondo il principio di non discriminazione”

Cpo Usigrai
Esecutivo Usigrai

Aggressione a Pescara, Usigrai vicino a Piervincenzi

Di nuovo aggredito. Mentre cercava di fare il suo lavoro di cronista, raccontando – anche – chi vive di droga, rubando il futuro ai giovani. Daniele Piervincenzi è stato di nuovo minacciato, attaccato e preso a schiaffi, assieme al filmaker Sirio Timossi e al redattore David Chierchini, a Pescara da un gruppo di abitanti del quartiere Rancitelli.

Noi siamo con loro affinché tutto ciò non avvenga più. Perché si deve poter raccontare non l’Italia degli stereotipi ma quella reale senza rischiare la vita, con l’obiettivo di contribuire a costruire un Paese migliore, nel segno della qualità e del rispetto di tutte le opinioni. Anche per questo l’Usigrai sta conducendo la battaglia per il giusto riconoscimento del contratto giornalistico per centinaia di colleghe e colleghi nelle reti e nelle testate. Siamo stufi che l’azienda si ricordi di loro solo dopo episodi come questi. Lo ribadiamo: un attestato di solidarietà in meno, un “giusto contratto” in più.

Esecutivo Usigrai

Il saluto di Raduni e Europhonica al congresso della Fnsi

raduniBuongiorno a tutti, giornalisti e ospiti, e grazie innanzitutto per avermi invitato. Con questo breve messaggio vi porto il saluto di Raduni, l’associazione degli operatori radiofonici universitari, e della redazione di Europhonica.

Siamo tutti a conoscenza del motivo che porta me, in prima persona, qui a parlare di fronte a voi, e non posso nascondervi che mi sarebbe piaciuto partecipare a questa cerimonia in altre circostanze, eppure mi piace pensare che la ragione si chiami Europhonica. Perché in fondo è così.

Europhonica nasce nella primavera del 2015. E’ un progetto promosso dal circuito delle radio universitarie, non solo italiane, ma di altri 4 Stati Europei. L’intento è tanto semplice quanto chiaro e dopo 4 anni di servizi, interviste, trasferte e discussioni non è cambiato: raccontare l’Unione Europea per come la vediamo noi giovani, spiegare che l’UE non è solo il palazzo, ma è qualcosa di quotidiano che interessa da vicino tutti quanti, che lo si voglia o no. Spiegare come e perché l’Europa è il nostro futuro a cui tutti dobbiamo e possiamo contribuire.

Lo sapevamo fin da subito e, man mano, ce ne siamo resi conto sempre più: il progetto Europeo, le sue Istituzioni e le varie procedure, sono materia complessa e non basta uno schiocco di dita per comprenderli. Eppure ci siamo accorti, con il nostro lavoro, di come sia l’UE stessa a fornire gli elementi e gli strumenti per interpretarla. Siamo partiti da lì, approfondendo, intervistando, parlando con le persone, interrogando e analizzando testi e documenti; usando la nostra curiosità e passione per la materia per spiegarla a chi ci ascolta, come la spiegheremmo a noi stessi, tra una riunione su Skype o durante un viaggio su Flixbus verso Strasburgo. Spesso con idee diverse ma sempre con la stessa convinzione: capire per conoscere e conoscere per spiegare.

Qui, di fronte a voi, credo sia importante anche sottolineare il valore giornalistico del progetto: non siamo tutti giornalisti professionisti, ma in questi anni abbiamo sempre lavorato in maniera rispettosa e accurata, dando spazio alle opinioni più diverse e al dibattito che anima il nostro lavoro e anche, si può dire, la nostra amicizia.

Delle diversità abbiamo sempre fatto e continueremo a fare il nostro punto di forza e in questo, Antonio e Bartek saranno, per noi e per tutti, i nostri maestri, come lo sono stati dimostrandoci con tanta naturalezza, entusiasmo, attaccamento e visione.

Nell’augurare a tutti voi un buon lavoro per questo Congresso, ci tengo ad augurare a tutti noi di continuare a vedere il giornalismo e la libera espressione prima come una passione e poi come un lavoro. Se Europhonica continuerà ad essere un prodotto artigianale e inclusivo come lo immaginiamo noi è anche perché sapremo di avere una comunità attorno.

Mentre vi parlo alcuni dei miei colleghi sono già a Strasburgo per ricominciare da dove ci eravamo lasciati, e per portare avanti un piccolo grande sogno condiviso: da ieri Europhonica è tornata on air.

Grazie.

Cordialmente,

Alberto Ferraresso

Oltre le dichiarazioni, per un racconto alternativo della politica

di Andrea Rustichelli, Tg3

C’era una volta il pastone. Quello bello gonfio, inzeppato come un bignè di San Giuseppe della Prima Repubblica. E oggi? Il metodo pastone, che è essenzialmente cronaca di dichiarazioni, mutatis mutandis, resta intonso ed egemone nelle nostre redazioni politiche: palesando, però, tutta la sua inadeguatezza, inefficacia informativa, obsolescenza.

Almeno due circostanze avevano segnato l’affermazione della cronaca di dichiarazioni: la lottizzazione vecchio stampo (quella diretta, a quote palesi) e la mediazione, in linea di massima, delle agenzie di stampa, depositarie delle parole dei politici. Un contesto che oggi è mutato (fermi restando gli appetiti dei partiti sulla Rai), in primo luogo perché esistono ormai i social e il web: col proliferare di messaggi e comunicazioni autoprodotti dai politici, che bersagliano direttamente i cittadini-follower.

Soprattutto alla luce di quest’ultimo fattore, cioè i social e la comunicazione “disintermediata” (leggi: propaganda), la cronaca di dichiarazioni stile elenco telefonico appare del tutto satura, fuori tempo massimo, finendo per rappresentare una zavorra ammazza-pubblico. Per non menzionare la dubbia dignità professionale del giornalista compilatore che, pur nella sua sapienza di cuoco dosatore, è di fatto costretto a correre dietro alle sparate di chi (dall’altra parte, cioè la politica) usa ad arte questa forma di sudditanza.

Dobbiamo quindi, tardivamente, porre il problema di come raccontare la politica in modo alternativo, abbandonando una volta per tutte la cronaca di dichiarazioni. Perché è evidente che, se il pastone è morto, le redazioni del politico non vanno certo smantellate, anzi vanno rilanciate. In quale direzione? Intanto raccontando non quello che i politici dicono ma quello che fanno: ovvero la produttività delle istituzioni e l’impatto di leggi e provvedimenti sulla vita dei cittadini. Secondo, le redazioni politiche potrebbero fare qualcosa che oggi (nell’epoca della disintermediazione-propaganda) appare rivoluzionario: porre domande ai politici, per esempio realizzare delle interviste mirate a singoli esponenti della politica. Terzo, incrementare pezzi di interpretazione che, nella giungla di messaggi e dichiarazioni, aiutino il cittadino a capire, talvolta a smascherare, le strategie di comunicazione dei partiti.

Uccidere il pastone, in fondo, significa rifiutare la tradizionale logica della sudditanza della nostra parola di giornalisti a quella dei politici. Le competenze per tutto questo in Rai ci sono. C’è da sperare che, nell’interesse dei cittadini e della dignità professionale degli stessi giornalisti, anche i direttori vogliano e possano muoversi in questa direzione più attuale e più appagante per tutti.

Caso Alpi, la procura chiede l’archiviazione. Fnsi, Usigrai, Cdr Tg3 e Articolo21: #NoiNonArchiviamo

La procura di Roma ha chiesto l’archiviazione per l’assassinio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin a quasi 25 anni dal loro assassinio. Ci auguriamo che la richiesta non sia accolta e comunque il prossimo 20 marzo, nel corso della iniziativa già fissata alla Camera dei Deputati, torneremo a chiedere che sia compiuto ogni sforzo per arrivare alla verità e alla giustizia.

La stessa Commissione speciale sulle ecomafie potrebbe da subito tornare sui traffici di allora tra Italia e Somalia, sulle denunce di Ilaria,
sui depistaggi e le omissioni messe in atto anche dai Servizi deviati e da apparati dello Stato. Non abbiamo intenzione di archiviare alcunché e chiediamo alla Rai e a tutti i media di tornare a illuminare a giorno questa orrenda pagina della nostra storia.

Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, segretario generale e presidente della FNSI
Vittorio Di Trapani, segretario Usigrai
Comitato di redazione del Tg3
Articolo21

In Venezuela centinaia di giornalisti minacciati, perseguitati o impossibilitati a lavorare

lila_vanorioLila Vanorio aveva un bel lavoro in una radio giovane e libera di Caracas, Venezuela. Dopo le manifestazioni e i morti del 23 gennaio aveva invitato in studio Juan Guaidò. “E’ la notizia del giorno e ci pagano per questo”, avrà detto ai suoi colleghi.

L’intervista non è mai andata in onda e tre giorni dopo il Governo ha chiuso la radio e lasciato per strada tanti giovani colleghi.

Il fidanzato di Lila invece è esiliato. Da un anno, vive in Colombia dopo che Maduro ha minacciato l’arresto per un’inchiesta sulla corruzione ai piani alti del Governo.

Come loro, in Venezuela altre centinaia di giornalisti. Minacciati, perseguitati o impossibilitati a lavorare. E a chi non si adegua viene tolta la carta e molti giornali, da tempo, non escono per questo. Per mancanza di carta!

Oggi anche io ho lasciato questo bellissimo Paese, accompagnato e protetto da due funzionari dell’ambasciata italiana e due carabinieri. Angeli custodi.
Immigrato irregolare ed ospite non gradito: così dice il Governo venezuelano che minacciava l’arresto se non salivo sul primo volo.
Dietro di me, lascio tanti colleghi, in perenne lotta. Sincera e coraggiosa.
A loro, va tutto il mio affetto.

Giammarco Sicuro,
Inviato Rai a Caracas.

Striscia dopo Tg1, Usigrai e Fnsi: accuse a presidente della Repubblica fanno curriculum

A quanto pare in Rai si sta aprendo una stagione nuova: per avere un ruolo di primo piano bisogna avere nel curriculum accuse al Presidente della Repubblica di aver violato la Costituzione.

Così è per il Presidente della Rai, così un componente del CdA, e a quanto pare così potrebbe essere per Maria Giovanna Maglie, alla quale qualcuno vorrebbe affidare una striscia in prima serata dopo il Tg1. 

Soprassediamo sulle circostanze nelle quali Maglie concluse la sua precedente esperienza in Rai.

Né può essere accettabile una alternanza alla conduzione della striscia, come ventilato da alcuni giornali che indicano il nome di Peter Gomez.

Una idea spartitoria dell’informazione che non può appartenere al Servizio Pubblico.

La Rai ha professionalità eccellenti in grado di curare quello spazio, a partire – visto che si parla di Rai1 – dai colleghi del Tg1.

Certo lo farebbero nel rispetto del Contratto di Servizio, e quindi della Costituzione, e forse questo non piace a qualcuno, anche a Viale Mazzini.

Usigrai e Fnsi 

Minacce di morte a tassista e speaker perché parla contro omofobia

di Alberto Ambrogi

minacce_tassista_bologna“Bologna 5 ti spacchiamo le ossa con la mazza da baseball”. Bologna 5 è il taxi di Roberto Mantovani. Ma Roberto non fa solo il tassista. Oltre a essere un appassionato di baseball, conduce un programma a Radio Città del Capo, un’emittente locale in onda a Bologna dal 1987.

La trasmissione di Roberto si chiama “Radiotaxi stories – Bologna5 in tre minuti” e ha sempre denunciato razzismo e omofobia.

Roberto l’altra sera ha trovato quel messaggio agghiacciante nella casella della posta, una enorme X tracciata con lo spray rosso sulla porta di casa e per terra, davanti all’ingresso, la scritta “muori frocio”.

Ieri il programma non è andato in onda, ma Roberto su Facebook ha annunciato che tornerà al lavoro.

Noi saremo con Roberto Mantovani, illumineremo questa brutta storia di minacce vili e omofobe, finché le forze dell’ordine non avranno individuato i responsabili.

Senza confronto con redazioni e sindacato non potrà esserci nessuna novità nel settore news

Leggiamo indiscrezioni su piano industriale e piano news. 

Legittimo e corretto che il CdA ne discuta.

Ma questo sta avvenendo in totale assenza di discussione sul piano risorse umane: centinaia di persone aspettano che la Rai dia loro finalmente il “giusto contratto”. 

Nessun progetto può esistere se non si sana lo scandalo dei tantissimi lavoratori che lavorano con finti contratti atipici o con contratti che non corrispondo al lavoro che fanno e quindi senza le tutele che spettano loro.

In merito a presunte novità sul settore news, ricordiamo che nulla potrà esser fatto senza l’adeguato confronto con le redazioni e il sindacato.

Ma da subito diciamo che non accetteremo nessun riduzione di spazi affidati alle testate, e men che meno scorpori ingiustificati (come quello trapelato di Radio1).

Altrettanto chiaramente diciamo che – come abbiamo sempre dichiarato – se la Rai vuole discutere accorpamenti deve prima ottenere la riforma dei meccanismi di nomina dei vertici (Ad, Presidente e CdA) – superando la scellerata legge Renzi – e risorse adeguate, certe e di lunga durata (ancor di più dopo la sconfitta subita nella ultima legge di Stabilità nel silenzio colpevole e complice dell’attuale vertice).

Tra l’altro, emerge la totale confusione di nomine di direttori appena fatte, piani editoriali autorizzati dal CdA, e linee guida aziendali che vanno in tutta altra direzione. 

L’esecutivo Usigrai

Mafia, Usigrai: al fianco di Paolo Borrometi

“Picca nai”. La minaccia che torna. Una lettera anonima con ritagli di giornale contro Paolo Borrometi.

Le stesse parole che erano nelle intercettazioni di chi aveva organizzato un attentato contro di lui.

Ma come allora lo Stato, grazie agli inquirenti, arrivò prima, così ora saprà reagire a queste nuove minacce.

L’Usigrai, le giornaliste e i giornalisti Rai, sono al fianco di Paolo.

Chiediamo alla Rai di continuare a illuminare le sue inchieste, come quelle di tutti i cronisti sotto tiro.

È questa la più forte solidarietà e vicinanza che possiamo assicurare.

L’Esecutivo Usigrai

Supercoppa in Arabia, un calcio ai diritti umani

#UnCalcioAiDirittiUmani.

Lo daranno la Lega Calcio, la Juventus e il Milan con la decisione di scendere in campo a Gedda, in Arabia Saudita, mercoledì 16 gennaio per la Supercoppa italiana.

E lo daranno tutti coloro che hanno scelto il silenzio. Complice.

Sette milioni di euro.

Tanto vale il silenzio di fronte alle bombe – anche italiane – che da quattro anni massacrano i civili nello Yemen.

Di fronte all’arruolamento dei bambini soldato.

Di fronte al brutale omicidio nel consolato saudita di Instabul in Turchia del giornalista Jamal Khashoggi.

Di fronte alle inchieste che chiamano in causa come mandante direttamente il principe ereditario saudita Mohammad bin Salman.

Di fronte a uno stadio con “settori riservati agli uomini”.

Di fronte a un paese dove i diritti delle donne sono ancora oggi calpestati e molte attiviste sono in carcere.

Di fronte a un Paese in cui quattro anni fa un blogger, tuttora in prigione, subiva 50 frustate.

Di fronte a un Paese in cui ogni anni decine di condanne a morte vengono eseguite mediante decapitazione pubblica.

Per questo l’Usigrai, d’intesa con la Fnsi, l’Ordine dei Giornalisti, Amnesty International Italia e Articolo21, organizza un presidio per il 16 gennaio alle ore 10 davanti alla sede dell’Ambasciata dell’Arabia Saudita a Roma.