Vigiliare su manifestazioni ‘no green pass’ sotto sedi Rai

Attraverso app di messaggistica pare che stia girando una convocazione per manifestazioni “no green pass” sotto le sedi della Rai per venerdì 3 settembre.

Ovviamente ognuno è libero di manifestare dove vuole e per ciò che vuole, ma nel rigoroso rispetto delle regole, a partire dalla necessaria autorizzazione.

Chiediamo alle autorità di vigilare con la massima attenzione, in particolare dopo le aggressioni di questi giorni ai danni di cronisti Rai e non solo, e anche le minacce che arrivano via social.

Dopo l’aggressione ad Antonella Alba, ieri anche il video di un avvocato che intimidisce Gerardo D’Amico dicendo “ti distruggo”.

Ovviamente ci aspettiamo un intervento urgente dell’Ordine degli Avvocati. 

Esecutivo Usigrai

Corteo No Green Pass, Cdr Rainews24: solidarietà a collega aggredita

Solidarietà alla collega Antonella Alba aggredita ieri sera durante la manifestazione contro il green pass che ha attraversato le strade della città in direzione della sede Rai di Viale Mazzini e alla quale erano presenti esponenti di Forza Nuova. “Giornalista terrorista!” hanno risposto alcuni di loro alla domanda sul perché stessero partecipando al corteo: poi nel tentativo di strapparle il telefonino hanno causato alcune ferite alla collega. L’episodio non ha avuto peggiori conseguenze grazie alla presenza delle Forze dell’Ordine prontamente intervenute.

E’ grave – scrive il cdr di Rainews24 – che una giornalista sia aggredita da coloro che usano come slogan “Libertà, Libertà”. Sosterremo la Antonella Alba in ogni sede per difendere il lavoro dei giornalisti e il diritto dei cittadini ad essere informati.

Il CDR di Rainews24

Cpo Rai e Cpo Usigrai: la Rai illumini quanto sta accadendo in Afgahnistan, soprattutto la situazione delle donne

“La Rai, in linea con i principi del Contratto di Servizio, mantenga viva l’attenzione mediatica sugli avvenimenti in corso in Afghanistan, soprattutto sulla situazione delle donne”. È quanto chiedono all’azienda le Commissioni Pari opportunità Rai e Usigrai. E anche che la Rai si faccia portavoce di questa esigenza nel consesso dei Broadcaster di Servizio Pubblico Europei.

“Serve una vigilanza dei mezzi di informazione costante e resistente, che dia anche la misura della coesione e della capacità di intervento sui temi della pari dignità delle persone”, continuano nel loro appello le due Cpo.

“Non si tratta solo di violenza, tema di cui certamente parleremo già il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, ma anche di possibilità di sviluppo.

Per questo le CPO Rai e Usigrai propongono già da ora di dedicare il prossimo 8 marzo alle donne afgane e in generale a tutte quelle donne la cui libertà di scelta dipende ancora dalla volontà degli uomini.”

Afghanistan, le giornaliste italiane chiedono attenzione per donne e informazione

Noi giornaliste italiane siamo molto preoccupate, per contatti diretti e indiretti, per la sorte delle colleghe afghane. La libera informazione messa oggi al bando dalla conquista talebana, le difficoltà e i pericoli per i giornalisti che hanno manifestato in questi anni il loro libero pensiero, le intimidazioni e le minacce, vedono le donne professioniste dell’informazione come prime vittime, costrette alla fuga, a rischio – come denuncia l’IFJ – della propria vita.

Come già chiesto alla comunità internazionale anche in un appello delle giornaliste spagnole, serve una speciale attenzione “alle donne in una situazione particolare di pericolo , sia per aver svolto mansioni professionali vietate dai talebani, sia per aver frequentato scuole e università, sia per aver condotto la propria vita al di fuori della moralità fanatica o per qualsiasi altro motivo”.

Servono nell’immediato corridoi umanitari, serve un’azione politica perché il potere talebano mantenga aperte le frontiere e i Paesi vicini siano pronti alla prima accoglienza, serve soprattutto che – passata l’emozione dei primi momenti – resti alta l’attenzione internazionale: e per questo è necessario riuscire a garantire il flusso di informazione dall’Afghanistan, tutelando le professioniste e i professionisti di questo Paese e garantendo l’accesso ai media internazionali.

Non ci illudiamo purtroppo di fronte alle prime mosse propagandistiche, che concedono a giornaliste la conduzione televisiva: è per questo che chiediamo a tutti i nostri organismi di aderire all’appello dell’IFJ per la solidarietà internazionale nei confronti della libera stampa afghana, e rivolgiamo la stessa richiesta a tutte le giornaliste e i giornalisti italiani che hanno incarichi e ruoli pubblici, in Parlamento e nel Governo italiano, così come al Presidente del Parlamento europeo David Sassoli e al Commissario europeo Paolo Gentiloni.

Come giornaliste italiane ci sentiamo impegnate perché resti alta l’attenzione internazionale sui diritti delle donne afghane e sulla libera informazione.

Cpo Fnsi
Cpo Odg
Cpo Usigrai
GiULiA giornaliste

Il cordoglio per la morte di Gino Strada si deve trasformare in azione

Il cordoglio per la morte di Gino Strada si deve trasformare in azione.
Organizzazioni come la sua, come Emergency, sono veri e propri incubatori di vita.
Ma sono una straordinaria opportunità anche per chi fa informazione.

Perché sono molto spesso un supporto indispensabile per chi vuole andare a raccontare il dramma, i volti, le storie della guerra.
Senza dover però accettare di essere “embedded” con una delle parti in guerra.

E allora, se vogliamo andare oltre il cordoglio, e vogliamo davvero rendere omaggio a chi ha dedicato la propria vita a salvare quella di altri, il modo migliore è un impegno di tutta l’informazione a raccontare e far conoscere il ruolo imprescindibile delle organizzazioni umanitarie nelle periferie del mondo.
Una responsabilità in più in capo alla Rai Servizio Pubblico che ha il dovere – da Contratto di Servizio – di rompere quello che, con grande lucidità, Gino Strada ha definito “coprifuoco mediatico” in riferimento all’Afghanistan, e più in generale a tutte le periferie e le “guerre dimenticate”.

E per farlo esiste un solo modo: andare, vedere, raccontare, essere testimoni.

Esecutivo Usigrai

La morte di Gino Strada è anche una perdita per l’informazione

di Nico Piro

La morte di Gino Strada è una perdita per tutta l’Italia, quel Paese di cui lui è stato un vanto all’estero ma che di lui si è sempre vantata troppo poco. Lo dico con cognizione di causa, avendo visto – e ripetutamente – gli ospedali e gli interventi di Emergency nel mondo come in Italia.

La morte di Gino Strada è anche una perdita per l’informazione. Emergency ha sempre aperto le porte delle sue strutture ai giornalisti, per mostrare dalle corsie gli effetti delle guerre ma anche per aiutare chi al lavoro in aree di crisi può avere problemi piccoli e grandi. A volte anche solo per un caffè, una chiacchiera, una pastiglia contro la dissenteria. Altre volte per cose ben più serie.

Negli anni ‘90, in una Kabul che le fiamme della guerra civile cominciavano a devastare, l’allora giovane chirurgo del Comitato Internazionale della Croce Rossa, Gino Strada, salvava la vita ad Enrico Cappozzo, il telecineoperatore che accompagnava lo storico inviato Rai Paolo Di Giannantonio. Enrico era stato colpito alla testa da una scheggia e in quelle circostanze rischiava di non tornare a casa.

Ma il contributo di Emergency e di Gino Strada all’informazione italiana e non, è stato anche un altro. Gino ci ha sempre spinto a guardare quei luoghi dai quali tutti distoglievano lo sguardo, a raccontare gli ultimi, nel nome di un’eguaglianza che non è fatta solo di ricchezze, di infrastrutture o di assistenza sanitaria ma è anche eguaglianza di attenzione e quindi di racconto di informazione.

Se ogni persona che ha ricordato oggi Gino sostenesse le sue battaglie, se ogni giornalista che ha fatto lo stesso illuminasse le “sue” periferie. Non solo il mondo ma anche il giornalismo sarebbero migliore.

 

Con nuovi tetti spot si rischia un danno di decine di milioni di euro per la Rai

La Rai rischia un danno di decine di milioni di euro.
Il recepimento della Direttiva Ue modifica il Tusmar e interviene sui tetti pubblicitari.

Apparentemente si prevede un aumento anche per la Rai. In realtà, si tradurrà in una ulteriore perdita per le casse del Servizio Pubblico, perché il conteggio verrà fatto per ogni singola rete e solo in alcune fasce orarie.

Questo ennesimo provvedimento a danno della Rai dimostra che ha fatto benissimo il neo Amministratore Delegato Carlo Fuortes a porre in Vigilanza come urgente il tema delle risorse per il Servizio Pubblico. Positivo il fatto che il Presidente Barachini abbia raccolto l’appello, annunciando la convocazione a breve di una seduta specifica sul tema da parte della Commissione.

Così come ci aspettiamo una attenta riflessione da parte delle Commissioni parlamentari che dovranno discutere lo schema di Decreto legislativo di modifica del Tusmar.

Non si può continuare a chiedere alla Rai di fare sempre di più e sempre meglio, e intanto si tagliano le risorse a disposizione. 

È l’occasione per fare ancora una volta chiarezza sul fatto che il canone in bolletta ha eliminato l’evasione e ha aumentato le entrate per lo Stato, ma è stato un provvedimento che non ha aumentato le risorse a disposizione della Rai.
È bene che i cittadini sappiano che soldi che loro sono convinti di pagare per finanziare la Rai Servizio Pubblico vengono in realtà trattenuti dallo Stato per altri scopi.
Sarebbe ora di finirla con la demagogia sulla Rai e aprire una discussione seria sulla missione, e quindi anche sulle risorse certe, adeguate e necessarie al Servizio Pubblico. 

Esecutivo Usigrai

Preoccupa che il CdA decida tagli senza progetto

Zero notizie sul mandato. Zero notizie sulla missione. Zero notizie sul progetto.
Eppure il nuovo CdA della Rai esordisce subito con tagli.

È giusto e doveroso che una azienda che vive grazie ai soldi dei cittadini debba avere bilanci in pareggio.
Ma questo deve avvenire grazie a progetti di rilancio e sviluppo che migliorino la qualità del servizio reso ai cittadini, e non tagliando il prodotto.

Intervenire in questo modo a metà anno, apre al rischio che il pareggio 2021 sia possibile solo riducendo l’offerta e scaricando il conto delle precedenti scelte sbagliate sulle lavoratrici e sui lavoratori.

Come sempre ci muoviamo senza pregiudizi, ma la decisione di oggi del CdA desta preoccupazione, sia per tempi che per modi.

Per parte nostra, confermiamo la piena disponibilità al massimo confronto. Doveroso – anche contrattualmente – se si parla di prodotto.

Ma se si tratta di un confronto vero. E non per prendere atto di decisioni già prese.
E soprattutto se fondato su un progetto di rilancio e sviluppo della Rai Servizio Pubblico.

Esecutivo Usigrai

 

Ancora incertezze sul canone, i danni li pagheranno i lavoratori?

La discussione sul canone in bolletta dimostra che non esiste futuro per la Rai se non si risolve la questione della certezza delle risorse.

Come è noto, non abbiamo nè totem né tabù: quello che ci interessa è che finalmente il Servizio Pubblico abbia risorse certe, di lunga durata, autonome e indipendenti.
In modo da poter fare un serio piano industriale, senza dipendere anno per anno dal governo di turno.

Non è una nostra pretesa, ma un preciso obbligo in capo allo Stato, sancito dal Contratto di Servizio.
Oltre che un pilastro di tutte le indicazioni europee sulla libertà dei Servizi pubblici radiotelevisivi e multimediali.

Ricordiamo infine che pendono ancora davanti al Consiglio di Stato ben 3 ricorsi sul taglio di 150 milioni imposto nel 2014.
Quei pronunciamenti sono oggi ancor più indispensabili per fare chiarezza su come sono state create le condizioni per ridimensionare il Servizio Pubblico.

Ci auguriamo che il tema della certezza delle risorse venga assunto come priorità dal nuovo vertice della Rai.

Perché altrimenti i disastri di questi anni su questo tema rischiamo che vengano pagati dalle lavoratrici e dai lavoratori.

Esecutivo Usigrai

Buon lavoro alla neo Presidente della Rai Marinella Soldi

Buon lavoro alla neo Presidente della Rai Marinella Soldi.

Il CdA ha scelto lei, e la Commissione di Vigilanza ha ratificato. Quindi, rispettiamo la scelta.

Ma, senza alcun giudizio sulla persona, resta da parte nostra la preoccupazione per una legge che consente di nominare Ad e Presidente 2 persone scelte entrambe dal governo e di far cadere nel controllo esclusivo dei partiti di maggioranza l’intero CdA. E di far tutto questo senza neanche un minimo dibattito sul mandato, e in generale sulla missione della Rai Servizio Pubblico.

Vista l’autorevolezza delle persone scelte, ci auguriamo che sia Ad che Presidente sappiano lasciare fuori dai cancelli di Viale Mazzini il peso e i condizionamenti che hanno portato a queste indicazioni.

Così come chiediamo ai partiti di esprimersi in maniera netta e pubblica sull’autorizzare che la Commissione VIII del Senato possa lavorare in sede deliberante, unico sistema per assicurare un percorso rapido per la riforma della governance.

Esecutivo Usigrai

Rai, distribuzione poltrone spettacolo indecoroso

Siamo ormai oltre i livelli di ogni spudoratezza.
Le discussioni intorno alla Rai sono apertamente di distribuzione di posti e poltrone da assegnare ai partiti.

Così abbiamo assistito alla protervia dei partiti di maggioranza che hanno voluto fare bottino pieno in CdA.
Ad alcuni di loro di ergersi a garanti di altri partiti.
E ora siamo alla distribuzione dei posti con compensazioni a suon di nomine e poltrone.
Aggravata dallo scambio per assicurarsi i 27 voti necessari in Vigilanza per ratificare la nomina della Presidente.

Uno spettacolo indecoroso che urla l’urgenza della riforma della Rai.
Il nodo è che a farla dovrebbero essere gli stessi che oggi la stanno spolpando come un bottino di guerra.
E infatti fino a oggi, tranne qualche eccezione, nessuno si è realmente speso per andare oltre gli slogan e approvarla.

Rivolgiamo un appello al Presidente del Consiglio Mario Draghi a dare una indicazione forte e chiara ad avviare oggi stesso il percorso di riforma, affinché si assicuri almeno al prossimo vertice Rai l’indipendenza necessaria a sottrarla a questo scempio che si ripete, in forma sempre peggiore, da decenni.

Infine, ci auguriamo che il neo Amministratore Delegato della Rai sappia scrollarsi di dosso questa camicia di forza partitocratica che è sempre stata l’unico vero ostacolo al cambiamento del Servizio Pubblico, la garanzia per i conservatori di ogni colore.

Rai, buon lavoro a Fuortes. Serve un rilancio

In bocca al lupo e buon lavoro al neo Amministratore Delegato della Rai Carlo Fuortes.

Come è noto, ritieniamo profondamente sbagliato il meccanismo di nomina che – come abbiamo denunciato ieri – affida al governo e ai partiti di governo un controllo eccessivo sulla Rai.
Per questo la priorità per il Servizio Pubblico resta la riforma della governance.

Ci auguriamo che il percorso che ha portato alla sua nomina non interferisca sul lavoro di Fuortes.

La Rai ha bisogno di rimettersi in moto con urgenza: il Servizio Pubblico ha bisogno di investimenti e rilancio.

Per questo, auspichiamo di incontrare quanto prima il neo Amministratore Delegato per conoscere il suo mandato, le sue idee, i suoi progetti, e poterci confrontare sulle urgenze e sulle riforme necessarie alla Rai.

Restiamo poi in attesa del completamento del vertice aziendale, quindi rispettosamente aspettiamo il pronunciamento della Commissione di Vigilanza sulla nomina di Marinella Soldi a Presidente. 

Esecutivo Usigrai