Usigrai e Cdr Radio: grave che Agcom dimentichi GrParlamento

Molto bene la richiesta dell’AgCom di proroga della Convenzione a Radio Radicale.

Solo pochi giorni fa l’Assemblea dei Cdr della Rai, riunita ad Assisi, ha accolto i colleghi di Radio Radicale e ha approvato all’unanimità una mozione a sostegno della loro vertenza e auspicando proprio lo stesso obiettivo.

Quello che però stupisce è che l’AgCom dimentica totalmente l’esistenza di GrParlamento: il canale radiofonico della Rai Servizio pubblico dedicato all’informazione istituzionale.

Bene ha fatto oggi la Rai a ricordare che GrParlamento nasce su volontà del legislatore e assicura un servizio completo sui lavori parlamentari.

È l’occasione per chiarire inesattezze lette in questi giorni: la rete radiofonica GrParlamento non si limita a trasmettere i lavori parlamentari, ma assicura vera informazione istituzionale. Ovvero, oltre alle dirette, racconta, spiega, rendendo accessibile a tutti i cittadini ciò che spesso appare molto tecnico e solo per addetti ai lavori.

Insomma fa informazione da Servizio Pubblico, come prescritto dal Contratto di Servizio.

Oggi finalmente la Rai – ma curiosamente non la Direzione del Giornale Radio – ha rotto un silenzio inaccettabile che esponeva colleghe e colleghi di Gr Parlamento a mortificanti articoli – anche oggi sui giornali – e prese di posizione di diversi soggetti pubblici e istituzionali, sulla presunta inesistenza della Rai in questo settore.

Questo rischiava di alimentare una vergognosa guerra tra poveri.
Noi non ci cadremo.

Quindi al governo ribadiamo: urgente il rinnovo della Convenzione per Radio Radicale.

Alla Rai diciamo: diamo subito seguito agli impegni – importanti e positivi – assunti con il comunicato di oggi, per un forte rilancio di Gr Parlamento.

Chiediamo con urgenza anche alla Direzione di Radio 1 e Giornale Radio di pronunciarsi sulla questione.

In attesa dell’uscita del Direttore dall’ingiustificabile silenzio, colmiamo noi questa lacuna invitando l’Agcom, e chiunque lo voglia, a venire a visitare gli studi di Gr Parlamento per vedere quello che da anni, nonostante il taglio di risorse, la Rai fa sull’informazione istituzionale.

CdR Giornale Radio Rai e Radio 1
Esecutivo Usigrai

Toscana, storia di una querela temeraria

di Valter Rizzo

Una querela  può capitare di doverla affrontare. Nella mia carriera mi è capitato più volte e credo che tale situazione sia piuttosto comune. Ho sempre pensato che, nella nostra professione, possa essere fisiologico che qualcuno non sia particolarmente felice quando ci occupiamo di argomenti che possono toccare interessi. Il giornalista che fa bene il suo lavoro non è quello che non prende querele, ma è semmai quello che le querele, quando le prende,  le vince.

Di solito – qualche tempo fa – chi era disturbato si limitava all’annuncio della querela, poi evitava di far brutte figure in tribunale e non le presentava. Un annuncio che serviva solo  ad insinuare il dubbio nell’opinione pubblica che il giornalista avesse detto cose non vere. Una tattica comunicativa alla quale di solito si risponde ricordando che le querele si fanno e non si annunciano.

Da qualche tempo però l’uso della querela è cambiato. È diventato uno strumento di intimidazione. La querela è un modo per creare un danno ingiusto, costringendo il giornalista ad un percorso giudiziario lungo e costoso, soprattutto se non si ha alle spalle un’Azienda editoriale che ti supporta.

La maggioranza delle querele che subiamo sono ormai di questo tipo. Querele temerarie, basate sul niente, che si sa perse in partenza ma che vengono attivate, spesso insieme a monumentali richieste risarcitorie, al solo scopo di intimidire e danneggiare anche economicamente il giornalista.

In questi giorni ho vinto in modo pesantissimo una di queste querele che mi è stata intentata da tale Andrea Bulgarella, un imprenditore siciliano trapiantato a a Pisa  – stando alle carte delle procure e alle dichiarazioni di pentiti come Brusca -  dalle liaison dangereuses. Tutte questione sulle quali – al momento della mia inchiesta – la DDA di Firenze aveva deciso di approfondire, ordinando una serie di perquisizioni nei suoi uffici. Una vicenda che in Toscana, e non solo in Toscana, aveva fatto parecchio scalpore.

E in Toscana la TGR RAI aveva deciso di fare un’inchiesta  sulla presenza e le infiltrazioni economiche delle mafie (la prima e l’unica fino ad ora realizzata sull’argomento in questa regione). Ovviamente nel mio reportage veniva dato conto dell’indagine che riguardava questo personaggio. Niente di più di quello che risultava dagli atti. Nessuna attribuzione di colpevolezza (le sentenze le fanno i giudici). Bulgarella però non era abituato. Di lui i giornali toscani parlavano soprattutto per lodarne i successi economici. La Rai però in Toscana si occupa anche di altro. Facciamo inchieste sulla presenza delle organizzazioni criminali anche in questa Regione; abbiamo scoperto ad esempio personaggi e interessi economici delle mafie a Follonica, in Versilia, o sul porto di Livorno, divenuto uno degli scali più importanti per le importazioni di cocaina da parte della Ndrangheta, tutto questo in luoghi nei quali tutto sembrava lontano dalla presenza delle mafie nonostante la Toscana sia la quarta regione italiana (dopo Sicilia , Calabria e Campania) come numero di denunce per reati aggravati dall’aver favorito le organizzazioni mafiose.

Tutto questo mentre chi sta al potere a Roma preferirebbe ci occupassimo del piccolo spaccio  e della microcriminalità in particolare quella addebitabile agli immigrati. Abbiamo fatto altro e abbiamo disturbato una quiete fatta di affari, investimenti economici, aziende che passano di mani e soprattutto reinvestimento  di soldi illeciti.

Quello su Bulgarella era dunque solo uno dei paragrafi (neppure un capitolo)  dell’inchiesta. Il nostro non solo ha querelato attribuendoci fatti specifici assolutamente falsi (sperando magari nella disattenzione dei giudici) come aver scritto che lui era stato condannato mafia, ma anche accostamenti assolutamente surreali e arbitrari tra la sua vicenda e un’intervista realizzata dalla collega Costanza Mangini ad un ex funzionario di Banca Etruria, che riguardava un altro tema dell’inchiesta. La Procura ha – come era prevedibile -  chiesto l’archiviazione, ma Bulgarella non si è arreso. Spalleggiato dal suo avvocato- un noto principe del foro Palermitano – ha addirittura fatto opposizione. Ma è finito scornato ancora una volta: il GIP lo ha – se volessimo usare un termine caro a Camilleri – mandato a farsi “stracatafottere” e ha definitivamente archiviato la sua querela.

Racconto questa vicenda, perché non è un “fatto privato”, come qualcuno ha sostenuto in questi giorni.

Racconta due cose: la prima che la RAI e la TGR  – con buona pace della collega Gabanelli – non segue la saga del pecorino, ma fa un giornalismo vero, basato sui fatti, con un rigoroso controllo delle fonti, che non si ferma ad aspettare le notizie ma le va anche a cercare; la seconda che non ci lasciamo  intimidire.

Resta un punto di riflessione. Bulgarella ha perso miseramente in Tribunale perché la sua era una querela infondata, una tipica querela temeraria. Mi ha costretto ad un lungo iter giudiziario (circa due anni) e lo ha fatto in modo pretestuoso addirittura opponendosi all’archiviazione di una querela che sapeva basata sul niente. Per questo non pagherà nulla, neppure un centesimo. Non avrà altro fastidio che ingoiare il rospo.

Credo che su quest’ultimo punto vada intensificata  la battaglia del sindacato e dell’intera nostra categoria, una battaglia per avere strumenti di difesa validi contro queste nuove forme di intimidazioni, che diventano terribili soprattutto per i colleghi meno difesi. Una battaglia che non riguarda solo i giornalisti, ma tutte le forze democratiche che si riconoscono nella Costituzione.

Il Giro d’Italia 2020 partirà dall’Ungheria, in barba ai diritti umani

di Riccardo Noury, Portavoce Amnesty International Italia

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La decisione di far partire il Giro d’Italia del 2020 da Budapest è in linea con la prassi adottata in quest’ultimo decennio che prevede, negli anni pari, lo svolgimento della prima tappa all’estero.

Ma se già nel 2018 la partenza da Gerusalemme aveva suscitato perplessità, quella del 2020 dalla capitale dell’Ungheria non è da meno.

La cornice è sempre quella: il rapporto tra sport e diritti umani, con questi ultimi sacrificati di fronte a interessi di altro genere. L’esempio recente più clamoroso è stato quello della partita della Supercoppa di calcio tra Juventus e Milan disputata a gennaio in Arabia Saudita.

Ma, tornando al Giro d’Italia, qual è la situazione dei diritti umani nel paese da cui partirà la 103ma edizione?

Il 12 settembre 2018 il Parlamento europeo ha adottato un rapporto sulla situazione dei diritti umani in Ungheria, esprimendo preoccupazioni su una serie di punti: il funzionamento del sistema costituzionale, l’indipendenza della magistratura, la libertà di espressione, la libertà di associazione, il diritto a un trattamento uguale, i diritti delle persone appartenenti a minoranze – tra cui i rom e gli ebrei – e i diritti dei migranti, dei richiedenti asilo e dei rifugiati.

Ricordiamo che l’Ungheria ha affrontato la crisi migratoria scoppiata all’inizio di questo decennio blindando col filo spinato le sue frontiere, istituendo la detenzione obbligatoria per i richiedenti asilo fino al termine dell’esame della loro richiesta, non aderendo al sistema di ricollocazione proposto dalla Commissione europea nel 2015 e opponendosi strenuamente alla riforma del regolamento di Dublino.

L’Ungheria è lo stato dell’Unione europea capofila, dal punto di vista cronologico e per la severità dei provvedimenti, delle politiche di criminalizzazione della solidarietà: il 1° luglio 2018 è entrata in vigore una legge che prevede fino a un anno di carcere per le persone e le organizzazioni che si occupano di immigrazione.

A fianco di Valeria Pinna, bersaglio di un grave atto intimidatorio

Le giornaliste e i giornalisti della Tgr Rai della Sardegna esprimono solidarietà e vicinanza alla collega Valeria Pinna, bersaglio di un grave atto intimidatorio. Un gesto compiuto da codardi che agiscono di notte e di nascosto.

Siamo e saremo al tuo fianco, Valeria, nel ribadire che la libertà di stampa è sacra e inviolabile. E che un gesto così vigliacco non potrà mai fermare l’opera di chi, come te, svolge questo lavoro con passione e determinazione.

Ci uniamo alla richiesta dell’Ordine nazionale dei giornalisti, della Federazione nazionale della Stampa italiana, dell’Ordine dei giornalisti della Sardegna e dell’Assostampa sarda e chiediamo agli inquirenti di fare tutto il possibile per inchiodare rapidamente alle loro responsabilità gli autori del gesto.

Assemblea dei Cdr Rai: conflittualità del vertice rischia di vanificare Piano industriale

L’Assemblea dei Comitati di Redazione e dei fiduciari della Rai, riunita ad Assisi il 16 e 17 aprile, esprime preoccupazione per il piano industriale della Rai che seppur ambizioso – rischia di essere in buona parte inapplicato per le conflittualità interna al vertice di Viale Mazzini.

È un film che abbiamo già visto più volte negli ultimi anni.

Il controllo diretto sulla Rai da parte del governo e dei partiti riversa immediatamente sull’azienda di Servizio pubblico tutte le fibrillazioni della politica.

I CdR della Rai e l’Usigrai ritengono invece urgente e indispensabile che la Rai riesca ad avviare il proprio processo di riforma, per rispondere al meglio alle indicazioni del Contratto di Servizio e alle nuove esigenze del pubblico.

Per queste ragioni, la priorità assoluta resta la riforma della governance per liberare la Rai dal controllo di partiti e governi, rendendola indipendente e impermeabile alle lotte di potere politico che arrivano persino a sovvertire ruoli dirigenziali nell’attuale assetto. 

Allo stesso modo è indispensabile assicurare risorse certe, di lunga durata e adeguate ad attuare il Contratto di Servizio: nessuna azienda può essere governata in maniera seria senza avere pieno controllo sulle risorse per investire.

In assenza di queste garanzie, il piano industriale porta con sé rischi troppo grandi per l’autonomia, la libertà e l’indipendenza dell’informazione della Rai.

A titolo di esempio, in questo contesto, il Direttore unico dell’approfondimento rischia di diventare un commissario politico in grado di imbavagliare l’approfondimento e rischiando così di non fornire ai cittadini un’informazione libera e pluralista.

Come dimostra l’inquietante episodio, mai smentito dalla Rai, del tentativo del Direttore affari istituzionali di impedire l’intervista di Fabio Fazio a Luigi Di Maio.

Secondo quale ruolo? E a nome di chi?

Il rischio è di costringere l’informazione dei giornalisti in spazi sempre più ristretti, anche a causa del paventato taglio delle edizioni delle testate generaliste. Per questo siamo contrari a ipotesi di riduzione degli spazi complessivi e dei contenuti dei tg.

Piuttosto i CdR della Rai chiedono invece di arrivare con urgenza a riconoscere il giusto contratto a chi – in quei programmi di rete e anche nelle testate giornalistiche – fa lavoro giornalistico senza avere il contratto giornalistico.

In questo senso, apprezziamo l’impegno confermato in Commissione parlamentare di Vigilanza da parte dell’AD Fabrizio Salini.

Inoltre, i CdR chiedono di aprire immediatamente i tavoli sul web e sulla vertenza radio.

Se davvero si vuole “correre verso il futuro” intanto bisogna mettersi in pari con il presente: la Rai ha necessità di avere un piano serio e innovativo di presenza multipiattaforma.

Così come, è indispensabile dare risposte concrete per il rilancio e lo sviluppo di un asset strategico – e per troppi anni marginalizzato – come la Radio.

È ovvio che nulla di tutto questo può esser fatto senza adeguate risorse, economiche e umane.

Importante l’impegno assunto dall’AD ad attuare il Piano senza riduzioni del perimetro occupazionale.

Ma serve di più: la Rai ha anche bisogno di nuove risorse, che possono essere assicurate da una nuova selezione pubblica su base regionale. Oltre che da una riforma della Scuola di Giornalismo di Perugia, per la quale la Rai spende oltre 1 milione e mezzo all’anno senza alcun ritorno per l’azienda.

Approvato all’unanimità 

Assemblea dei Cdr: piano industriale non credibile se non si risolve problema accesso in Rai per i giornalisti

Nessun piano industriale può essere credibile senza risolvere il problema dell’accesso in Rai per i giornalisti.

Lo stallo che si protrae da troppi mesi sta mettendo in crisi le redazioni, riportandole sotto organico.

Sintomatico di questa situazione, il mancato rispetto dell’impegno dell’azienda a sostituire le colleghe in maternità.

L’Assemblea dei CdR e dei fiduciari della Rai riunita ad Assisi chiede al CdA – in corso oggi – di decidere in merito senza ulteriori rinvii, così come, del resto, prospettatato dall’Ad nei recenti incontri con l’Usigrai.

Ogni ulteriore esitazione sarebbe incomprensibile e dannosa.

Approvato all’unanimità

Chiusura di Rai Movie e Rai Premium, assemblea cdr Rai: non si può disperdere importante patrimonio

L’Assemblea dei CdR e dei fiduciari, riunita ad Assisi il 16 e 17 aprile, chiede alla Rai di fare proprie le numerose preoccupazioni arrivate in maniera trasversale da artisti e registi, dal mondo del cinema e della cultura in generale sulla ipotesi di chiusura di Rai Movie e Rai Premium. 

Non si può rischiare di disperdere un importante patrimonio che caratterizza la Rai rispetto all’offerta dei privati, soprattutto a pagamento.

È questa una straordinaria occasione per raccogliere invece il grande consenso intorno a una specificità propria del Servizio Pubblico: una eccellente vetrina gratuita per tutti i prodotti cinematografici.

Inoltre, seppur comprensibile la volontà di realizzare canali per rispondere sempre di più a esigenze di pubblici specifici, la suddivisione sulla base del genere (maschile e femminile) è inaccettabile e rischia di aprire la porta ai peggiori stereotipi, per di più in contrasto con il Contratto di Servizio.

Se la Rai è Servizio Pubblico, è giusto che si metta al servizio del pubblico, ascoltandone la voce e gli appelli. Soprattutto quando sono così corali, trasversali e – per di più – animati dai protagonisti di un settore così importante per la cultura italiana.

Approvato all’unanimità 

Radio radicale, assemblea dei comitati di redazione Rai: Governa estenda di almeno sei mesi la convenzione

L’Assemblea dei CdR e dei fiduciari, riunita ad Assisi il 16 e 17 aprile, esprime la piena solidarietà alle colleghe e ai colleghi di Radio Radicale, decine di posti di lavoro a rischio a causa della decisione del governo di chiudere la Convenzione.

D’intesa con la Fnsi, saremo al loro fianco per ogni iniziativa utile a sostenere la loro vertenza.

Anche per questo abbiamo affidato al Cdr di Radio Radicale l’apertura della nostra Assemblea.

Chiediamo al governo di estendere di almeno altri 6 mesi la Convenzione con Radio Radicale per dare loro il tempo necessario a percorrere tutte le strade possibili per evitare la chiusura, e comunque per mettere in sicurezza lo straordinario archivio e la professionalità specifica oltre 50 lavoratrici e lavoratori.

Nella giornata di oggi, siamo vicini alle amiche e agli amici di Radio Radicale per la scomparsa di una delle loro voci storiche, Massimo Bordin.

Approvato all’unanimità  

Assisi, Assemblea dei cdr Rai si apre ricordando Antonio Megalizzi

L’Assemblea dei CdR della Rai domani ad Assisi sarà aperta ricordando Antonio Megalizzi.

Alice Plata, a nome di RadUni ed Euriphonica, ricorderà il collega morto 4 mesi fa in un attentato, e racconterà il progetto di collaborazione nato con la Rai, a partire da Rainews24 e Radio3.
Subito dopo interverrà il CdR di Radio Radicale, invitato dall’Usigrai su proposta dell’Assemblea del Giornale Radio Rai, per raccontare la loro vertenza.

È un modo concreto per dare la piena solidarietà delle redazioni Rai a lavoratrici e lavoratori che rischiano il posto di lavoro.
L’Assemblea dei CdR della Rai è stata convocata per martedì 16 e mercoledì 17 aprile ad Assisi per un primo confronto sul Piano industriale approvato dal CdA della Rai.

Esecutivo Usigrai

Tagliate gomme auto troupe Rai della TgR Veneto, vicinanza del sindacato

Gli atti di vandalismo e le intimidazioni non fermeranno il diritto di cronaca. Il comitato di redazione della Tgr del Veneto, l’Usigrai, il Sindacato giornalisti del Veneto (Sgv) di intesa con la Fnsi esprimono assoluta vicinanza ai colleghi della troupe Rai, ai quali sono state tagliate le gomme della macchina, mentre erano al lavoro per un servizio a Rosà in provincia di Vicenza.

Nello specifico, i colleghi si stavano occupando di vicende legate alla tutela dell’ambiente, con l’obiettivo di garantire il diritto di tutti i cittadini di essere informati.

Tagliate gomme auto troupe Rai nel vicentino Stavano filmando inquinamento in un ruscello

Tagliate le ruote dell’auto di una troupe della Rai del Veneto che, questa mattina, stava svolgendoun servizio a Rosà, in provincia di Vicenza. Il giornalista Matteo Mohorovicich e un operatore stavanodocumentando, assieme ad alcuni componenti di un comitatocittadino, l’inquinamento da idrocarburi e cromo esavalente inun ruscello. Il giornalista e l’operatore hanno ripreso l’area eil torrente Lacis e al rientro, un quarto d’ora dopo, hannotrovato laa vettura di servizio con le quattro gomme tagliate.Il fatto è stato denunciato ai carabinieri. Sulla vicenda il Cdr della Tgr Veneto, l’Usigrai e ilSindacato Giornalisti del Veneto hanno diffuso una nota nellaquale si sottolinea che “gli atti di vandalismo e leintimidazioni non fermeranno il diritto di cronaca”. Il comitatodi redazione della Tgr del Veneto, l’Usigrai, il Sindacatogiornalisti del Veneto (Sgv) di intesa con la Fnsi “esprimonoassoluta vicinanza ai colleghi della troupe Rai, ai quali sonostate tagliate le gomme della macchina, mentre erano al lavoroper un servizio a Rosà in provincia di Vicenza. Nello specifico,i colleghi si stavano occupando di vicende legate alla tuteladell’ambiente, con l’obiettivo di garantire il diritto di tuttii cittadini di essere informati”. (ANSA).

Friuli Venezia Giulia, busta con due proiettili a giornalista Rai

Stamattina il collega della Tgr Rai Fvg Giovanni Taormina ha ricevuto in redazione a Udine una lettera contenente due proiettili e un ritaglio di giornale con una sua fotografia cerchiata. Una grave intimidazione a un collega che si è sempre occupato di criminalità organizzata, da tempo presente in forze anche nel Friuli Venezia Giulia, che un tempo era considerata “isola felice”.

Al collega e alla redazione è subito arrivata la solidarietà da parte delle organizzazioni sindacali dei giornalisti, regionali e nazionali. Certi che Giovanni Taormina ovviamente continuerà a fare il suo lavoro con la stessa serietà del passato, senza lasciarsi intimidire.

Il grave caso di intimidazione arriva appena due giorni dopo il fallito attentato a Floriana Bulfon, giornalista friulana che lavora da anni a Roma per Repubblica e L’Espresso, e che ha trovato nella sua automobile una bottiglia molotov per fortuna non innescata.

Questi due episodi sono solo gli ultimi di una lunga escalation di intimidazioni, minacce, aggressioni verbali e fisiche ai danni dei giornalisti, che sono un attacco diretto al diritto costituzionale di informare e essere informati, davanti al quale le istituzioni sono chiamate a dare una risposta.

 

Cdr della Tgr Rai Fvg, italiana e slovena
Usigrai
Assostampa Fvg
Fnsi

Indagine sulle molestie nel mondo dei media: l’85% delle intervistate le ha subite

di Monica Pietrangeli (CpO Usigrai)

Un’indagine sulle molestie. La prima in Italia sul mondo dei media. È stata condotta attraverso questionari anonimi, elaborati sotto la guida autorevole della statistica Linda Laura Sabbadini. Hanno risposto 1132 giornaliste di quotidiani, agenzie di stampa, radio, televisione, pari al 42% del campione.

L’ha realizzata la Commissione Pari Opportunità della Fnsi. E l’Usigrai – come gli altri istituti di categoria e l’Agcom – lo ha appoggiato nella convinzione che quello della raccolta di dati sia un passaggio fondamentale per capire la portata del fenomeno e per contrastarlo. Ebbene ora i risultati ci sono e sono peggiori di quanto ci aspettassimo. Li potete leggere integralmente nel resoconto grafico che riportiamo in allegato.

Qui ne segnaliamo soltanto alcuni, significativi.

L’85% delle intervistate ha subito molestie nel corso della vita professionale in ambito giornalistico – un arco che va dalle battute alle minacce vere e proprie. Il 42% negli ultimi 12 mesi. Se nella maggior parte dei casi si è trattato di un singolo episodio (46% negli ultimi12 mesi) è particolarmente preoccupante il 13,4% che ha risposto di subirne da oltre due anni. I molestatori sono per il 98,6% uomini. Oltre il 70% di loro ricopre incarichi superiori a quello della donna che ha subito la molestia. Per quello che riguarda l’informazione televisiva le donne che hanno subito molestie sono il 35,9%.

Questi risultati riguardano tutti. Anche le redazioni della Rai. A riprova del fatto che la richiesta della Cpo Usigrai di adottare un codice anti molestie in azienda fosse un’intuizione giusta. Ora il codice c’è. Anche se non ne è stata fatta una grande pubblicità. È stato elaborato dalla Cpo Usigrai e da quella Rai e accolto dall’azienda. Uno strumento necessario ma non sufficiente senza la parte operativa, la consigliera di fiducia, figura esterna all’azienda, che sia in grado di raccogliere le segnalazioni, di farsene carico e trovare una soluzione. E aiutare le colleghe (e i colleghi) a rompere il silenzio visto che, sempre secondo i risultati del questionario, il 40% delle donne che subisce molestie non ne parla con nessuno.

La Rai, dopo più di un anno dall’entrata in vigore del codice, ha iniziato, per quanto ne sappiamo, a valutare le carriere professionali di alcune candidate. Ci auguriamo che il processo si acceleri e che ci si doti presto di questo strumento di contrasto. Che da solo, lo sappiamo, non basta. Serve anche promuovere la formazione dei dipendenti e delle dipendenti sui temi della parità di genere e del rispetto, lo chiede del resto anche il contratto di servizio.

> Scarica qui i risultati dell’indagine