Oggi come ieri, l’Usigrai ribadisce: giù le mani dalla Rai, fuori partiti e governi

Non hanno atteso neanche 2 settimane: il tempo di sedersi sulle poltrone del governo e subito è partito l’assalto alla Rai.

Il “governo del cambiamento” marcia con il passo tipico di tutti i governi precedenti: la voglia di imbavagliare e poi occupare il Servizio Pubblico.

Il vice presidente del Consiglio Matteo Salvini sostiene che “alcuni tg della Rai sembrano quelli degli anni ‘20 e degli anni ‘30″. E per rendere ancora più chiara la sua volontà di occupazione aggiunge che “i partiti non saranno fuori, ma faranno scelte intelligenti. Dobbiamo nominare noi”

Non vorremmo che fosse lui il nostalgico degli anni del MinCulPop.

Diciamo a Salvini quello che abbiamo detto a tutti i governi precedenti: giù le mani dalla Rai. 

L’unico cambiamento che vogliamo vedere è una legge di riforma che finalmente tenga governi e partiti fuori dalla Rai.

 

Esecutivo Usigrai 

Congresso Usigrai, apertura dedicata a Luciana Alpi

Non si costruisce futuro senza memoria. 

Non c’è giustizia senza verità.

Dal 18 al 20 giugno Bologna sarà il centro della costruzione del futuro della Rai Servizio Pubblico, e per questo abbiamo deciso di partire dai luoghi della memoria, dall’impegno per cercare verità e giustizia sui grandi misteri del nostro Paese.

 
Per questi motivi, il Congresso dell’Usigrai si aprirà con un omaggio a Luciana Alpi, al suo coraggio e alla sua tenacia. Alla sua lotta proseguita per 24 anni per chiedere verità e giustizia per Ilaria Alpi e Miran Hrovatin.

Con ancora più forza, da Bologna, le giornaliste e i giornalisti della Rai diranno #NoiNonArchiviamo.

 
I lavori si apriranno alle ore 14 di lunedì 18. Nel pomeriggio è previsto l’intervento di Don Luigi Ciotti, presidente di Libera.
 
Con questo spirito, la mattina alle 9.30, prima dell’inizio formale dei lavori, saremo alla Stazione di Bologna, insieme a Paolo Bolognesi (Presidente Associazione tra i Familiari delle Vittime della Strage del 2 Agosto 1980) e per deporre una corona di fiori.

Alle 11 ci trasferiremo, giusto pochi giorni prima del 38esimo anniversario, al Museo per la Memoria di Ustica. Una visita speciale, condotta dal Direttore del MAMbo Lorenzo Balbi, all’installazione di Christian Boltanski intorno ai resti del DC9. Un’occasione per chiedere con forza, anche al nuovo governo, un impegno forte perché si arrivi a verità e giustizia per le 81 vittime della strage di Ustica. 

Alla visita parteciperanno il Sindaco di Bologna Virginio Merola, la Presidente dell’Associazione Parenti delle Vittime della Strage di Ustica Daria Bonfietti, il Presidente Fnsi Giuseppe Giulietti, il Segretario generale Federazione europea dei giornalisti Ricardo Gutiérrez, il presidente dell’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia Romagna Giovanni Rossi, la Presidente dell’Associazione Stampa Emilia Romagna Serena Bersani, e il Segretario dell’Usigrai Vittorio di Trapani.

Premio Tania Passa, ecco il bando

L’Ordine dei giornalisti del Lazio in collaborazione con la Federazione Nazionale della Stampa, l’Usigrai, Articolo 21 e Giulia Giornaliste istituiscono e promuovono il premio giornalistico “Tania Passa – Cronache di femminicidio”.

Il premio è dedicato alla memoria della giornalista Tania Passa (Albano laziale, Roma 5 dicembre 1973 – Roma 8 febbraio 2013) iscritta all’Ordine del Lazio, morta di cancro giovanissima. Giornalista di Articolo 21 e di GiULia Giornaliste, Tania Passa è stata in prima linea nelle battaglie per la parità di genere.

La domanda di partecipazione dovrà pervenire entro e non oltre il 1° settembre 2018 via raccomandata presso la sede dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, piazza della Torretta 36, con la dicitura: “Premio giornalistico Tania Passa – Cronache del femminicidio”.

Per scaricare il bando e per maggiori informazioni vai al sito del premio: premiotaniapassa.it/

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Consigliere della Rai eletto dei lavoratori deve essere figura di garanzia

In questi giorni, a seguito dei termini di scadenza dell’attuale vertice aziendale della Rai, si sta per mettere in pratica quanto definito nella “riforma della Governance Rai”, stabilito con la legge 28 dicembre 2015, n°220.

La permanenza dei partiti nella gestione della Rai con una accentuazione del ruolo del Governo e della maggioranza parlamentare è una nostra preoccupazione.

In questo quadro avremmo auspicato una riforma fondata sul sistema duale con la costituzione di un “Consiglio di Sorveglianza” formato da rappresentanti di interessi collettivi, tra questi le organizzazioni sindacali di rappresentanza dei lavoratori, finalizzato ad orientare e indirizzare le scelte del Consiglio di Amministrazione, mentre la norma ci consegna semplicemente l’indicazione di un consigliere di amministrazione eletto dai lavoratori.

Tuttavia l’indicazione di un Consigliere di amministrazione eletto da e tra le lavoratrici e i lavoratori può essere strumento utile per rappresentare gli interessi collettivi, ed un valido riferimento delle organizzazioni sindacali.

Oggi, alla prova dei fatti, nell’avvio del percorso elettorale, si evidenzia ancora di più la inadeguatezza di una norma che identifica dei requisiti, tali da escludere la maggior parte delle lavoratrici e dei lavoratori dal poter essere candidabili.

Per giunta, nella sua attuazione, i requisiti del candidato rischiano di confondere i lavoratori su quello che sarà il suo ruolo, relativo ai piani di azione della gestione dell’azienda di Servizio Pubblico Rai e della rappresentanza sindacale.

Per tali ragioni, consapevoli dell’impossibilità di sottrarci alle indicazioni di una legge che stabilisce lo strumento di Governance della Rai, riteniamo coerentemente con le critiche espresse di scegliere e praticare una modalità applicativa della norma che passi attraverso una rilettura sindacale.

Per noi, chiunque verrà eletto su proposta sindacale, dovrà svolgere un ruolo di verifica e di controllo sempre sotteso all’interesse collettivo.

Quello che interessa al sindacato, e riteniamo ai lavoratori che rappresentiamo, è un chiaro ruolo di controllo degli atti, di vigilanza e trasparenza.

In questa ottica ci raccorderemo perché tale pratica sia attuata attraverso un processo trasparente degli atti, la loro verbalizzazione, il riporto continuo alle organizzazioni sindacali e conseguentemente ai lavoratori.

Così come il Consigliere eletto dai dipendenti, forte della profonda conoscenza aziendale, può e deve svolgere un forte ruolo di proposta nella necessaria riforma radicale dell’azienda.

In tal modo intendiamo continuare a tenere alta l’attenzione sulla funzione del Consigliere-Lavoratore.

La candidata o il candidato deve rispondere al profilo di una persona di comprovata storia in difesa della Rai Servizio Pubblico, in difesa della Costituzione – a partire dall’art.21-, e a tutela dell’autonomia e dell’indipendenza dell’azienda: in un contesto di vertici nominati da governi e maggioranze parlamentari, il Consigliere espresso dai dipendenti può assumere così un ruolo preminente di garanzia per tutti i cittadini.

Per rafforzare la scelta unitaria, le sigle firmatarie decidono di costituire un “tavolo di coordinamento” che possa vigilare sulle scelte editoriali ed industriali della Rai, sulla qualità dei prodotti, sulla trasparenza degli atti, sulla indipendenza del Servizio Pubblico Radiotelevisivo e multimediale, anche con l’obiettivo di favorire una più proficua interlocuzione con il Consiglio di Amministrazione, a partire dal Consigliere eletto dai dipendenti. Il coordinamento, costituito con rappresentanza paritaria tra le sigle firmatarie, si riunirà periodicamente per esaminare i lavori del CdA.

Tenuto conto che siamo in fase di prima applicazione della norma, e avendo più di un dubbio sulle modalità e le procedure del regolamento elettorale, e dunque tenuto conto che siamo in una situazione di incertezza rispetto alla effettiva attuazione dei criteri e la valutazione dei requisiti, abbiamo scelto di procedere a più candidature. Ma sin da ora confermiamo l’impegno a rivederci subito dopo l’accettazione ufficiale delle candidature, per fare una valutazione condivisa.

Infine, proprio per riaffermare il valore e l’importanza dell’unità delle lavoratrici e dei lavoratori, nelle prossime occasioni si lavorerà per una indicazione unitaria sin dalla fase delle candidature.

SLC – CGIL Sindacato Lavoratori Comunicazione

FISTEL – CISL Federazione Informazione Spettacolo e Telecomunicazioni

UILCOM – UIL Unione Italiana Lavoratori della Comunicazione

UGL – Informazione Unione Generale Lavoro – Informazione

USIGRAI Unione Sindacale Giornalisti Rai

ADRAI Associazione Dirigenti Rai

Giornalismo, rinnovarsi o …

di Enzo Quarto*

Verità e neutralità sono due principi fondamentali del giornalismo, oggi profondamente in crisi perché intrecciati da una regola non scritta, ma pratica quotidiana, che è il matrimonio tra informazione e marketing. In molti casi la prima necessità del giornalista è dunque, scegliere tra verità e neutralità.

La domanda centrale è: il giornalismo può fare a meno della verità per essere neutrale?
La risposta è NO. Perché verità e neutralità sono niente senza legalità, giustizia e solidarietà, valori di cui la società contemporanea è assetata.

Il giornalismo oggi non può più rimanere neutrale di fronte alle ingiustizie, alle illegalità diffuse, alle mafie, alla corruzione, ad ogni cultura del malaffare, del sopruso e dello scarto. Così come non può nemmeno rimanere neutrale di fronte alla necessità di solidarietà come regola di vita.

Lo richiede la complessità “morale” del nostro tempo e la responsabilità educativa nell’uso delle parole, dei linguaggi, dei toni, nella comunicazione mass mediale e cross mediale.

Un giornalista deve saper interpretare il tempo in cui vive. Saper guardare oltre le apparenze. Saper scendere in profondità e dare spazio e visibilità alle periferie della quotidianità, che restano fuori dalle vetrine del marketing, ma che sono la vita vera della gente.

Come ci si può lamentare di vivere in un mondo “virtuale” se siamo i primi a manifestarlo come reale?

Un giornalismo che non sceglie è destinato a finire nella sua totale inutilità. Un giornalismo senza passione fa solo il gioco del marketing e delle potenze del mercato, quindi è solo al servizio dei più forti. E al massimo è solo capace di essere vetrina di se stesso.

In tutto ciò il servizio pubblico è prioritario. E’ l’emblema della verità, intrisa di legalità, giustizia e solidarietà, che sa scartare il loglio della superficialità e della malafede ammantata di “neutralità”.

A metà giugno i giornalisti della Rai andranno a congresso. Il miglior augurio per tutti, è che sia un congresso che indichi la strada maestra del rinnovamento e della scelta di campo.

* Articolo tratto dalla Gazzetta del Mezzogiorno di giovedì 3 maggio

Strage a Kabul, bisogna illuminare anche le periferie della capitale afghana

di Nico Piro

Pochi giorni fa Abdul Manan Arghand stava andando al lavoro, quando in due hanno affiancato la sua auto e l’hanno crivellato di colpi, alla periferia di Kandahar. Abdul era un giornalista della tv Kabul News e quella mattina prima di uscire di casa aveva pubblicato un post su FaceBook per condividere la gioia dei fiori che crescevano rigogliosi nel suo giardino.

Oggi di giornalisti ne sono morti almeno nove, quando a Kabul l’ISIS ha utilizzato una tecnica che Al Qaeda aveva reso tristemente famosa in Iraq: un primo kamikaze fa vittime in mezzo alla folla, quando arrivano giornalisti e soccorritori un secondo attentatore suicida tira l’innesco del suo giubbotto.

Pochi mesi fa, nella capitale, era stata invece colpita la sede di ShamSham Tv, pochi minuti dopo la fine dell’assedio, il coraggio afghano aveva spinto ad andare in onda un giornalista con tanto di mano fasciata, per raccontare “dall’interno” che cosa era successo.

Fare il giornalista in Afghanistan è uno dei lavori più pericolosi del mondo perchè quando non rischi di morire ammazzato dai talebani o dall’Isis, ci sono i signori della guerra, i trafficanti di oppio, i politici corrotti e arroganti che possono crearti non pochi problemi.

Purtroppo i giornalisti afghani li abbiamo lasciati soli perchè quando, alla fine del 2014, il grosso delle truppe Nato, si sono ritirate, la politica occidentale ha deciso che bisognava dimenticare Kabul. Era l’unico modo per non fare i conti – politicamente ed elettoralmente – con gli enormi errori commessi imbarcandosi in una guerra costata vite e miliardi, mentre in patria si tagliavano ospedali e scuole.

E i media occidentali hanno seguito il tacito invito a dimenticare, vuoi per la crisi economica che assottiglia le redazioni, vuoi perchè ormai fare informazione significa non aver memoria e rincorrere le breaking news del giorno, vuoi perchè al potere fa più comodo che si parli di guerra al terrore (come quella contro l’ISIS) non degli effetti che la guerra al terrore si lascia dietro, vuoi perchè parlare di vittime civili è sempre scomodo.

L’esplosione di oggi è un’altra onda durto contro la nostra ipocrisia, quella di noi colleghi occidentali. Sarebbe il caso di prenderne atto e ricominciare a illuminare le periferie anche quelle della capitale afghana.

Appello alla Rai: una prima serata alla Trattativa Stato-Mafia

La sentenza sulla trattativa Stato-Mafia è un passaggio storico per il nostro Paese.

Oggi più che mai diventa centrale il ruolo della Rai Servizio Pubblico per raccontare con chiarezza fatti, protagonisti e attualità di quel processo.

Per questo, lanciamo un appello alla Rai: dedichiamo una prima serata alla trattativa Stato-Mafia.

La lotta alle mafie passa anche attraverso una denuncia precisa, puntuale e dettagliata di quella vergognosa pagina del nostro Paese. 

 

Fnsi e Usigrai

Caso Alpi-Hrovatin, 8 giugno ancora davanti al tribunale

“L’hanno uccisa gli italiani” questo uno dei passi intercettati dalla polizia tributaria di Firenze durante una intercettazione, effettuata nel 2012, relativa alla conversazione tra due cittadini somali.

Parlando dell’assassinio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, i due si mostrano particolarmente informati e tornano sulla pista italiana, una pista segnata, sin dall’inizio, da una lunga catena di omissioni e depistaggi.

La rivelazione si deve alla tenacia della trasmissione Chi l’ha visto di Rai 3, condotta da Federica Sciarelli, e al lavoro rigoroso e appassionato di Chiara Cazzaniga che non hanno mai smesso di “Illuminare” la ricerca della verità e della giustizia.

Siamo certi che queste novità saranno esaminate con la massima attenzione e consentiranno, già nella prossima udienza fissata per il prossimo 8 giugno, di riprendere un cammino troppe volte interrotto.

Per queste ragioni Fnsi, Ordine nazionale, Usigrai, comitato di redazione del tg3, articolo 21, nobavaglio, Libera, il prossimo 8 giugno saranno di nuovo davanti al tribunale di Roma per accompagnare Luciana Alpi nel suo viaggio alla ricerca di una verità ancora negata.

Appello Don Ciotti, nuove adesioni

Si moltiplicano le firme in calce all’appello lanciato nei giorni scorsi da Don Luigi Ciotti e da un gruppo di cronisti minacciati, tra i quali Federica Angeli, Michele Albanese, Lirio Abbate, Paolo Borrometi, Sandro Ruotolo.
 
All’appello, tra gli altri, hanno immediatamente aderito la Federazione della Stampa, l’Ordine dei Giornalisti, l’Usigrai, Articolo 21, Libera Informazione, Ossigeno, No Bavaglio e decine e decine di giornaliste e giornalisti.
 
Nell’appello, tra l’altro, si chiede ai direttori di tutte le testate italiane di riprendere le inchieste dei cronisti minacciati, di “illuminare” i luoghi della mafia e del malaffare e di promuovere, nella settimana tra il 25 aprile l’1 maggio, una campagna straordinaria per rimettere al centro dell’agenda politica e mediatica il tema del contrasto alle mafie e alla corruzione.
 
All’appello, nei giorni scorsi, avevano già risposto: il direttore della TGR, Vincenzo Morgante, il direttore di Rai News 24, Antonio Di Bella, il direttore del quotidiano Alto Adige, Alberto Faustini, il direttore de La Nuova Sardegna, Antonio Di Rosa.
 
Tra ieri e oggi hanno dato la loro adesione la presidente della Rai, Monica Maggioni, il direttore generale, Mario Orfeo, il direttore dell’Ansa, Luigi Contu, il direttore news di Tv2000, Lucio Brunelli, il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, il direttore della Gazzetta del Mezzogiorno, Giuseppe De Tomaso, il direttore di Radio Radicale, Alessio Falconio, la direttrice di Rai Storia, Silvia Calandrelli, e il direttore della rivista San Francesco, padre Enzo Fortunato.
 
La raccolta delle adesioni prosegue sui siti della Federazione Nazionale della Stampa, dell’Ordine dei Giornalisti, dell’Usigrai e di Articolo 21.

Scardina e quella capacità di andare oltre il 4-4-2

di Carlo Paris

scardina

In pochi hanno raccontato partite di calcio, mondiali, europei, campioni del calibro di Totti, Baggio, Del Piero, Batistuta… come c’è riuscito lui.

Ignazio, per quanto si vantasse di essere gran conoscitore di calcio, e lo era, più che all’interno di una tattica, entrava nell’anima, nel cuore di una partita, di un giocatore, di un allenatore.

Prima di montarlo leggeva a noi il suo testo e mentre lo faceva, si commuoveva, piangeva.

E’ stato uno degli ultimi cantori del calcio, un giornalista che non si limitava al freddo 4\4\2 ma riusciva a dipingere una domenica del pallone raccontando due sposini che in gondola raggiungevano lo stadio di Venezia per poi narrare la partita, i gol, i protagonisti.

Curatori di programmi, conduttori ma anche operatori, montatori, tutti volevano un pezzo scritto da Ignazio Scardina perché era qualcosa di diverso che arricchiva il lavoro di tutta la squadra.

Quella bontà che emergeva dai suoi racconti la portava anche in redazione ed era veramente difficile non volergli bene.

Non era un santo, per carità, era un uomo. Per questo lo adoravo: si emozionava per una giocata del suo “pupone” Totti come per la bellezza di una donna o il sapore di una bistecca “fiorentina”.

Se si arrabbiava era meglio stargli lontano ma se avevi bisogno non potevi trovare persona migliore di lui.

Ed era onesto. Dico questo perché un processo, calciopoli, ha provato a mettere in dubbio che lo fosse. La sentenza lo ha completamente scagionato ma gli anni in attesa del giudizio lo hanno logorato, umiliato, distrutto anche nel fisico.

Paragono le vicende e le sofferenze di Ignazio Scardina a quelle di Enzo Tortora. Anche la fine è stata la stessa.

Dopo quel “calvario” giudiziario ne ha passato poi un altro tra stanze e sale operatorie di ospedali. Con una forza da leone.

Re Leone lo ha definito un collega Rai in una chat che è stata creata appositamente per lui in quest’ultimo anno. Un gigante che ha superato prove al limiti dell’umana sopportazione.

Non si è arreso, ha solo voluto cambiare aria. Il giorno prima di partire, vedendomi tornare da Gerusalemme, mi ha chiesto di tagliargli i capelli, come facevo una volta al mese in una sorta di rito tra amici.

Si voleva presentare in gran forma, forse porterà con sé uno dei tanti cachemire ed un paio di church’s che riempivano le sue valigie nelle tante trasferte insieme.

Il calcio, la Rai, noi colleghi e molti spettatori gli devono tanto, c’è un debito di tutti nei suoi confronti.

Ciao Ignazio, ti voglio bene.

Cronisti minacciati, appello ai Direttori

Care direttrici e cari direttori,

Avete una grande responsabilità nel dirigere gli organi di informazione nel nostro Paese perché dalla qualità del vostro lavoro dipende la qualità della nostra democrazia. Noi, firmatari di questa lettera aperta, siamo convinti che le mafie sono state e sono sempre pericolose e che se alcuni cronisti sono costretti a vivere sotto scorta è perché altri giornalisti non fanno il loro dovere.

Abbiamo deciso di scrivervi ora perché c’è un nostro collega, Paolo Borrometi, che sta vivendo un momento drammatico per la sua e per la nostra vita. Paolo Borrometi è un giornalista precario, collaboratore dell’Agi ed è il direttore della Spia.it, un giornale online della Sicilia Orientale. Al termine di un’indagine che si è conclusa con alcuni provvedimenti restrittivi, la procura antimafia di Catania ha reso pubblico il contenuto di un’intercettazione tra due mafiosi di Pachino, città in provincia di Siracusa, perché diventi operativo l’ordine di uccidere il cronista.

Paolo Borrometi è sotto tiro come sono sotto tiro altri 18 giornalisti protetti dallo Stato e tanti altri cronisti che quotidianamente sfidano la morte perché raccontano quello che accade sui loro territori. L’elenco delle minacce è lunghissimo, vogliamo solo ricordarvi l’ennesima intimidazione alla collega di Repubblica, Federica Angeli, che si è vista recapitare una busta con proiettile, lei che è già sotto protezione per le minacce della mafia di Ostia. Noi siamo convinti che la solidarietà nei confronti di chi subisce le minacce non sia più sufficiente. Il tema delle mafia è scomparso dall’agenda della politica. Chiediamo all’informazione di riportarlo al centro della discussione. Noi, firmatari di questa lettera aperta, chiediamo un impegno concreto a tutte le testate giornalistiche a scrivere, a realizzare inchieste, servizi radiofonici e televisivi, sulla carta stampata e sul web, in quelle terre di mafia che minacciano un giornalista, noi tutti.

Chiediamo inoltre di richiamare l’attenzione delle istituzioni e degli editori sulle vite precarie di molti dei cronisti che fanno ogni giorno il loro dovere senza alcuna forma di tutela contrattuale: precarietà che indebolisce il giornalismo d’inchiesta. Vi proponiamo una settimana, quella che va dal 25 aprile al primo maggio, nella quale sensibilizzare l’opinione pubblica e a metà maggio un incontro pubblico in Sicilia con voi, direttrici e direttori, cittadini e associazioni per discutere dei risultati di questo comune impegno informativo sulle mafie. Paolo Borrometi non può restare solo. Non deve restare solo.

Prime adesioni:
Lirio Abbate, Michele Albanese, Federica Angeli, Dario Barà, Luigi Bruzzano, Floriana Bulfon, Michele Cassano, Don Luigi Ciotti, Vania De Luca (Ucsi), Raffaella Della Morte, Vittorio Di Trapani, Ilaria Fevola, Lorenzo Frigerio, Alessandro Galimberti (Unci), Giuseppe Giulietti, Raffaele Lorusso, Elisa Marincola, (portavoce Articolo 21), Giuseppe F. Mennella, Renato Parascandolo, Sandro Ruotolo, Claudio Silvestri, Paola Spadari, Alberto Spampinato, Giovanni Tizian, Paola Venanzi, Carlo Verna, Imma Laura Viggiano, Vincenzo Vita.

È possibile aderire inviando una mail a sito@fnsi.it o redazione@articolo21.info