Nuove nomine in arrivo sono spartizione politica. La Rai smentisca ulteriore lottizzazione dell’informazione di servizio pubblico

Nella Rai della maxi esposizione finanziaria sarebbero in arrivo nuovi condirettori, vicedirettori e capiredattori, utili solo alla spartizione politica dell’Azienda; nessuno escluso.

Salvo smentite che ci auguriamo arrivino, le nuove nomine nella Tgr segneranno un ulteriore passo verso la lottizzazione forzata dell’informazione Rai.

Mentre l’azienda annuncia un piano di esodo per tecnici e impiegati che avrà sicure ricadute negative anche sull’organizzazione del lavoro giornalistico, e mentre il sindacato chiede una selezione pubblica e diritti per i precari della Fase 2, alla Tgr guidata da Casarin sarebbero pronti a nominare il terzo condirettore.

Nel risiko delle nomine arriverebbero inoltre due vicedirettori e a cascata altri due caporedattori per le redazioni regionali.

Per questi ultimi ci sarebbe lo scoglio del job posting ma lo strumento, si sa, funziona poco e anche qui i nomi sarebbero già decisi, come del resto è accaduto per le precedenti nomine, arrivate senza alcuna sorpresa.

Un quadro che confermerebbe la Tgr come testata a forte impronta maschile con 4 uomini alla guida e uno stuolo di Vice che fa assomigliare la direzione della testata regionale ad una squadra di calcio, mentre nelle redazioni non hanno nemmeno più le troupe per fare i servizi.

Una Rai spendacciona che pur di accontentare i partiti è pronta a nominare nuovi condirettori e vicedirettori che dovrà pagare almeno per 18 mesi pur sapendo che per contratto dovranno rimettere il mandato fra meno di un anno.

Nulla insomma che abbia a che fare con esigenze industriali o produttive ma solo spartizione politica fatta sulle teste delle redazioni che invece chiedono: adeguamento degli organici (come previsto da accordi oggi non rispettati), risorse tecniche e produttive e una organizzazione del lavoro in grado di rispondere ai nuovi impegni editoriali delle testate e dei programmi.

Anche le dichiarazioni roboanti di nuove associazioni di giornalisti su diritti degli ultimi e informazione da liberare diventerebbero, di fronte a queste scelte, solo specchietti per le allodole.

Se la Vigilanza Rai esiste per qualcosa d’altro che audizioni “a la carte”, batta un colpo prima che sia troppo tardi.
Altrimenti si rassegni ad essere solo l’anticamera degli accordi indicibili tra partiti che tutto hanno a cuore tranne che la libertà e l’autonomia di una Rai che sia al servizio esclusivo dei cittadini.

Esecutivo Usigrai