Il 23 giugno 1970, esattamente 56 anni fa la redazione della sede regionale della Rai del Veneto, entrava a Palazzo Labia. Ora, solo mezzo secolo più tardi, rischia di doversene andare….
“Palazzo Labia, una rovina, eppure si tratta forse dell’opera più spettacolare che abbia lasciato questo grande artista. Tiepolo vi ha dipinto un’intera sala, una sala immensa.
Il soggetto, la storia di Cleopatra, una Cleopatra del Settecento, si sviluppa sulle quattro pareti fra le porte, i marmi, le colonne dipinte. I personaggi siedono sui cornicioni, appoggiano braccia e piedi sui fregi: una folla affascinante e colorata.
Il palazzo che contiene un simile capolavoro è in vendita, a quanto pare. Chissà come sarebbe viverci, lì dentro!”.
Impressioni veneziane di Guy de Maupassant.
Era il 1885.
Non lascia indifferenti la carica simbolica del luogo.
A noi cronisti della TGR Veneto, che lo abitiamo lavorandoci, non sembra una rinunciabile sede di rappresentanza.
Se fosse nostro contemporaneo, e in qualche modo lo è, Tiepolo farebbe cinema, televisione. Sul campo e da qui raccontiamo il territorio per immagini, anche. Che prendano forma, nel montaggio, tra le sue, a Venezia, ha un valore intrinseco insostituibile. Da Palazzo Labia la RAI esprime un modo di essere, la nostra italianità, il carattere della Nazione.
Non era sfuggita all’Azienda la forza di questo segno, quando lo comprò nel ’64 per ristrutturarlo con un intervento che fece scuola nel mondo. Se lo aggiudicò all’asta per trecentocinquanta milioni di lire. Vi investì tre miliardi.
La redazione vi entrò di questi giorni, il 23 Giugno 1970. Il 20 Agosto nella Sala del Camino veniva proiettato il docufilm orgoglioso sui lavori: “Diario di una terapia”. Lo custodiscono le Teche RAI. Una copia è qui. L’impresa meritò pure il volume pubblicato da RAI Eri: “Palazzo Labia oggi”, 1970.
Il 3 Gennaio 1954 – dieci anni prima dell’acquisto – la Televisione Italiana al debutto mandava in onda in ora di punta, alle 19.00, “Le avventure dell’arte: Giambattista Tiepolo” e in seconda serata, alle 21.45, “L’osteria della posta” di Carlo Goldoni.
Venezia è nel DNA della nostra RAI e del Paese. Non vogliamo credere che quel progetto ambizioso possa finir dentro un pacchetto indistinto di vendita.
Almeno fino al 2006 gli affreschi del Tiepolo erano regolarmente visibili. È noto che il FAI offrirebbe la sua esperienza fattiva, per ripristinare l’ingresso al pubblico. Ad ogni apertura straordinaria, per le Giornate di Primavera specialmente, la coda è interminabile. Intanto il Fondo per l’ambiente Italiano ha inserito il Labia fra i Luoghi del cuore 2026.
Save Venice di New York, il più attivo fra i Comitati privati stranieri per la salvaguardia di Venezia, ha pronta una donazione di un milione di euro per il restauro del Tiepolo. È noto anche questo.
Studiando i percorsi, l’attività della redazione sarebbe compatibile con flussi di visitatori anche notevoli. Il biglietto coprirebbe una parte consistente delle spese ordinarie. Altri ambienti del piano nobile si presterebbero per convegni, presentazioni, concerti, mostre. La gestione si pagherebbe da sola o quasi e Palazzo Labia non diventerebbe un museo. Non lo è mai stato. È un luogo pieno di lavoro invece, questo e non un altro, dunque un luogo vivo di questa città d’Italia e del mondo, che vorrebbe rimanere una vera città.
Ci convincano altrimenti gli Amministratori, e convincano il popolo sovrano a cui hanno da render conto, della convenienza di andare in affitto nella Mestre futurista, dicano quali cose nuove vi faremo, che qui non potremmo fare, e con quali risorse umane e tecniche.
Visitando il Labia, l’Amministratore Delegato della RAI Giampaolo Rossi, il Direttore Generale Roberto Sergio, la Presidente della Commissione Parlamentare di Vigilanza sulla RAI Barbara Floridia, il Ministro della Cultura Alessandro Giuli hanno visto, nella Sala del Tiepolo, lo scorcio spettacolare di stoviglie d’oro e d’argento per la tavola di Antonio e Cleopatra. Alludono al banchetto leggendario di un Labia, straricco e gradasso al punto di farle gettare in canale, dicendo: “Le abbia o non le abbia, resto pur sempre un Labia”. I soliti invidiosi avrebbero messo in giro la voce che avesse teso una rete a pelo d’acqua, per recuperarle a festa finita.
La RAI, gettando via il Palazzo, sarebbe più povera. Il Consiglio d’Amministrazione ci ripensi. Non faccia questo azzardo senza rete. Riveda nel complesso la lista degli immobili alienabili, dal Teatro delle Vittorie alle sedi di Milano, Firenze…
Non è polemica estetica. I cittadini non meritano un’argomentazione simile.
Noi dipendenti neppure.
Anche la storia e la bellezza sono un piano industriale.
il CdR
RAI TGR Veneto








