Il nome del nuovo corrispondente della Rai da Bruxelles circolava già da mesi. Non è la prima volta che accade, come abbiamo già denunciato, e questo rende sempre meno credibile la procedura di selezione professionale decisa dalla Rai per la copertura delle posizioni apicali. Appare evidente che i job posting conservano del rigore anglosassone ormai solo il nome, mentre perdono ogni trasparenza sulle valutazioni adottate per arrivare alle scelte tra i candidati. Una procedura, pur ribadendo la stima nei confronti dei colleghi, che non rende merito ai vincitori dei job posting, i cui nomi, già individuati da tempo, si rischia vengano inevitabilmente associati a pratiche non trasparenti piuttosto che a solidi percorsi professionali alla base delle decisioni adottate dall’Azienda.
Esecutivo Usigrai.








