Chiusura ERT greca: intervista al corrispondente dall’Italia, Dimitri Deliolanes

“Per tutti noi è stato un fulmine a ciel sereno. Nessuno se lo aspettava e, soprattutto, si aspettava una decisione così drastica. Persino durante la seconda guerra mondiale la radio pubblica ha continuato a trasmettere. Persino dopo il colpo di stato dei ‘Colonnelli’ la tv pubblica non è stata oscurata”. Così racconta al telefono il giornalista Dimitri Deliolanes, corrispondente dall’Italia della Ellinikí Radiofonía Tileórasi (ERT), il servizio radiotelevisivo pubblico greco “spento” ieri sera per decisione del governo.

Dimitri Deliolanes, giornalista, corrispondente  dell'ERT dall'Italia

Dimitri Deliolanes, giornalista, corrispondente dell’ERT dall’Italia

“Siamo stati tutti licenziati senza preavviso – aggiunge Deliolanes – senza ricevere prima neanche una lettera, una eMail o una telefonata. Credo che non ci siano precedenti al mondo. Adesso la Grecia è il solo paese dell’Unione Europea senza un servizio pubblico radiotelevisivo”.

Qual è stato secondo te il fattore scatenante della decisione?

“Il Governo doveva licenziare duemila dipendenti statali entro giugno, nell’ambito del piano di ristrutturazione della Pubblica Amministrazione. Hanno deciso di liquidare la ERT per far vedere alla Troika che stanno svolgendo bene il compito. Siccome non hanno una visione strategica del settore, non hanno le idee chiare su come funzioni la macchina dello Stato, hanno deciso di cominciare con noi.

In realtà va sottolineato l’intreccio perverso tra l’emittenza privata e il potere politico. Tutti gli imprenditori che hanno investito nel settore radiotelevisivo privato fanno affari con lo Stato (appalti, forniture, eccetera). In cambio quelle stazioni radiotelevisive assicurano sostegno ai politici durante le campagne elettorali. Ecco, adesso il settore privato avrà il monopolio dell’informazione. Saranno loro a decidere cosa potrà o non potrà sapere il popolo greco”.

Ma la chiusura sarà solo temporanea, assicura il governo. C’è già il nome della nuova azienda: Nerit…

“Non potevano fare altrimenti, perché in Grecia è la stessa Carta Costituzionale a garantire l’esistenza di un servizio radiotelevisivo pubblico. Perché non presentare allora un progetto di riforma della ERT, con un piano di snellimento degli organici e riduzione dei costi? Perché licenziare tutti in tronco e poi chiedere di far domanda per lavorare nella nuova azienda? Per avere carta bianca su tutto e su tutti, senza una trattativa con i sindacati. E’ un progetto incomprensibile”.

Già, i costi, gli sprechi. Il governo dice che è questo il motivo della chiusura e dei licenziamenti. Non è vero?

“Il portavoce del governo, Simos Kedikoglou, ha affermato che ERT costa sette volte le altre tv del paese e ha tre o quattro volte il loro personale. Come mai? Chi ha nominato il consiglio di amministrazione, il management e persino il direttore delle news? Chi ha deciso come e dove investire? La risposta è univoca: il governo e il potere politico. Se ci sono stati sprechi è facile individuare i responsabili. Solo che i loro errori adesso li paghiamo noi, i lavoratori”.

La protesta dei lavoratori davanti alla sede dell'ERT ad Atene

La protesta dei lavoratori davanti alla sede dell’ERT ad Atene

Qual è stata la reazione del mondo politico-sindacale e dei cittadini?

“Tranne il partito del primo ministro (Nea Dimokratia. NdR) e l’estrema destra di Alba Dorata, tutti hanno dimostrato solidarietà. Anche il capo della chiesa greca, l’arcivescovo Hieronymos, è dalla nostra parte. I cittadini ci stanno subissando di messaggi di stima e amicizia. Tutti sono preoccupati per le sorti dell’informazione in Grecia. Se ne sta discutendo in Parlamento, i sindacati stanno organizzando la loro risposta, non è escluso un ricorso alla Corte Costituzionale. Grazie per il caloroso sostegno dell’Usigrai e dai giornalisti italiani. Ne abbiamo un gran bisogno”.

Intervista di Pino Bruno